Canta Cavendish e sembra la Sanremo
ARENZANO. I profumi della Riviera, la fata «Turchino», il fresco ricordo della «Sanremo». E chi poteva vincere questa tappa se non Mark Cavendish, trionfatore appunto dell'ultimo mondiale di primavera. Il britannico si è fatto un bel regalo per il 24 compleanno.
E 25 sono invece le maglie rosa indossate in carriera da Danilo Di Luca: tra i corridori in attività nessuno come lui. Sul traguardo di Arenzano lo «spice boy» dell'Isola di Man brucia i soliti ignoti di questo Giro con poche grandi firme dello sprint e con il nostro Petacchi che piange dopo il traguardo perchè un bambino cattivo gli ha dato una spallata. Forse non sa che una volata di gruppo è come un quartiere malfamato di New York e se non tiri fuori il coltello sei finito. Di Luca da buon crociato impugna la spada e sorretto dalla maglia rosa e dalla personale guerra santa in favore dell'Abruzzo avanza impavido affrontando il nemico a visto aperto. Gli altri invece sono in assetto da guerriglia: Sastre corre in mimetica, Rogers e Leipheimer addirittura sotto scorta eppure è proprio il prudentissimo americano che paga dazio cadendo poco prima del rifornimento: per lui un po' di lividi e qualche escoriazione. Una botta alla gamba ma soprattutto al morale alla vigilia della cronometro di Sestri Levante, la madre di tutte le tappe, l'unica frazione che, visti i passi dolomitici somministrati con la flebo, può rivoluzionare la classifica. Una cronometro anomala, senza rettilinei, con salite importanti e discese pericolose: alla fine saranno ben 1.300 i metri di dislivello. Una prova contro il tempo che tutti affronteranno con mezzi normali, senza ruote e manubri avveniristici perchè la bici andrà guidata. Una sorta di immersione in assetto variabile, senza bombole d'ossigeno con l'asfalto che sembra il fondale dell'Oceano. Sulla carta è proprio Leipheimer il grande favorito ma le abrasioni bruceranno sotto il sole della Riviera ligure. Un altro che ha l'orologio nel sangue è l'australiano Rogers, già campione del mondo della specialità ma è abituato alle grandi pianure della prateria australiana e non ai «mangia e bevi» della costa di levante. E allora vuoi vedere che a sferrare l'attacco sarà il russo Menchov, abituato a frequentare i salotti bene dei grandi giri che ha la testa di un soldato dell'Armata Rossa ma il cuore latino visto che già qualche anno fa ha messo su casa dalle parti di Siviglia. C'è grande curiosità per vedere all'opera Ivan Basso: dopo due anni «ai domiciliari» simulando tapponi dolomitici e tirando anche per 170 chilometri dietro alla moto, il varesino entra in quello che è il vero confessionale della sua corsa rosa. Per adesso ha dimostrato di poter stare con i primi ma sarà la cronometro a stabilire se verrà «nominato». Di Luca non è uno specialista ma con quel doping assolutamente naturale che è la maglia rosa, gli addominali scolpiti per la prova spiaggia e i quadricipiti che piegano i pedali può anche pensare di salire sul palco anche stasera. Del resto siamo vicini a Sanremo.