Cigognola, dazio frane nei vigneti
CIGOGNOLA.Il maltempo che ha colpito l'Oltrepo continua a presentare un conto salato. A Montespinato, dove si produce un ottimo bonarda, a illustrare la situazione ci sono Claudio Novarini, insieme a Cristiano Maggi, che fa parte anche della Protezione civile di Cigognola.
Lo scenario che si presenta è quanto meno preoccupante: ci sono dislivelli anche di due metri nei vigneti in pendenza, con i problemi che si possono facilmente immaginare. I sentieri che collegavano i vigneti e che servivano ai trattori per gli spostamenti interni sono per lo più danneggiati, crollati o impercorribili.
E insieme a loro anche tanti terreni vitati hanno subito pesantissimi danni. Davanti a questa situazione, emergono con forza i problemi. Il primo è quello del danno diretto alle coltivazioni, recato dalle frane che hanno mosso o sradicato i pali e le viti, costringendo a grossi lavori di reimpianto. E ancora: «In alcuni punti c'è un salto di 2 metri - spiega Claudio Novarini - E' quindi impossibile entrare con il trattore». Le piogge hanno già dato un duro colpo e se dovesse piovere ancora, il rischio peronospora si farebbe grosso e reale. Se quindi non è possibile usare trattori e ci sono problemi per gli elicotteri, non rimane che una scelta per difendere i proprio vigneti: «Occorre tornare indietro di 40 anni e munirsi di atomizzatore - ribatte Cristiano Maggi - anche se con queste frane non è facile neppure andare a piedi, contando che sono 30 chili di macchina e che è necessario fare avanti e indietro per rifornirsi d'acqua».
L'agricoltura si vede cosi in ginocchio perché non dare i diserbanti significa l'espandersi di malattie: «Se dovesse mettersi ancora a piovere non si riesce più a tenere il passo. In più siamo ancora in presenza di un'umidità enorme. Occorre cosi incanalare l'acqua stagnante e da li sperare che la terra asciughi per poter intervenire con le ruspe sulle numerose frane».
Guardando i vigneti, i due coltivatori osservano anche il sistema di impianto cosiddetto «su e giù», ovvero a ritocchino: «E' un sistema più comodo per la lavorazione ma che non aiuta nel caso di nubifragi, in quanto l'acqua scendendo acquista velocità. Tanto che, una volta, i filari erano messi tutti di traverso, dando un freno all'acqua». Si aggiunge poi un ulteriore problema: la lavorazione del terreno. Il regolamento di polizia rurale, dopo la fine di maggio vieta la lavorazione, per lasciar crescere l'erba tra i filari, accorgimento che aiuta il rallentamento dell'acqua piovana.
Simona Contardi