Truffa dei mutui, arrestato a Milano
MILANO. Con la fraudolenta erogazione di mutui ipotecari, il clan della 'ndrangheta facente capo a Giuseppe Pangallo si approvvigionava di denaro contante, tanto che in un anno (2007) sarebbe riuscita ad accumulare la somma di oltre 800mila euro. Per questo Pangallo e altre 14 persone sono state arrestate ieri mattina in diverse località della Lombardia dalla Squadra Mobile di Milano. Otto le persone finite in carcere. Tra loro anche un giovane residente a Casorate, Matteo Comisso, 26 anni. Le 15 ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal gip Gaetano Brusa di Milano.
Le ordinanze sono state emesse su richiesta del pm Lucilla Tontodonati della locale Direzione distrettuale antimafia, a carico dei presunti componenti di un'associazione per delinquere dedita a truffare società finanziarie ed istituti di credito. Capo dell'associazione, secondo le indagini, era Pangallo, 29 anni, di Plati (Reggio Calabria), con precedenti penali, ritenuto esponente di spicco del clan Papalia-Barbaro. Dalle indagini è emerso che Pangallo «intratteneva preoccupanti rapporti di consuetudine con politici locali», di Buccinasco.
Otto le persone finite in carcere: oltre a Pangallo e a Comisso di Casorate, Giovanni Tonarelli, 43 anni, nato in Svizzera; Piergiuseppe Bari, 39 anni, di Milano; Enzo Trevisan, 45 anni, di Milano; Salvatore Gianninò, 48 anni, di Ramacca (Catania); Tiziano Monti, 45 anni, di Milano e Roberto Maroni, 39 anni di Lecco. Ai domiciliari, invece, sono finiti: Gennaro Speria, 27 anni di Napoli; Ettore Andreoni, 46 di Milano; Paolo Fucarino, 25 anni, di Milano; Amedeo Lasco, 36 anni, di Milano; Emanuele M. Mancia, di 35 anni di Saronno (Varese); Andrea Melesi, 29 anni, di Lecco; Gianluca Petazzi, 53 anni, di Milano. Nel corso delle operazioni, sono state sottoposte a sequestro preventivo le quote sociali di due srl ritenute riconducibili all'organizzazione criminale e quattro immobili nel lecchese e acquistati dagli indagati. Il clan operava sempre con le medesime modalita': dopo un primo rilevante finanziamento, generalmente un mutuo ipotecario trentennale presso l'Unicredit Casa, fatto ottenere a soggetti presentati come clienti affidabili grazie a imprenditori compiacenti che fornivano la falsa documentazione, veniva pagata qualche rata. Poi, l'organizzazione criminale che aveva «assunto» i prestanome, li «licenziava», e per onorare il mutuo subentrava l'assicurazione della banca.