L'Onu all'Italia: noi andiamo avanti

ROMA.«Gli attacchi immotivati e personali sono inaccettabili, non mutano e non muteranno l'impegno dell'Unhcr nel perseguire il suo mandato e la sua missione umanitaria». L'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, il portoghese Antonio Guterres, reagisce stizzito a La Russa.
Nel mirino del ministro della Difesa era finita la portavoce italiana dell'agenzia Onu, Laura Boldrini («Non conta un fico secco»), assieme al rappresentante in Italia, Laurens Jolles. Due funzionari ai quali Guterres ha ribadito ieri la sua «piena fiducia». L'Alto commissario dell'Onu ha fatto capire che non saranno le critiche e gli attacchi di esponenti del governo italiano a fargli cambiare rotta: «Continueremo a lavorare con i governi e con tutti gli altri partner in modo da garantire il pieno rispetto dei diritti dei rifugiati».
La replica di La Russa avviene in due tempi. In tarda mattinata il ministro rinnova le sue scuse alla Boldrini («Ho usato toni da comizio che sono diversi da quelli che si usano quando si fa una dichiarazione ufficiale») ma conferma la sostanza delle accuse mosse all'Unhcr e in serata rincara la dose: «Non c'è il minimo passo indietro né mio né del governo. Consideriamo la pratica del riaccompagnamento molto più umanitaria di quella alternativa che c'era fino a ieri».
La polemica si alza di tono. Dario Franceschini, segretario del Pd, accusa il centrodestra di «ottusità» e dice di non aver «mai visto un governo attaccare l'Onu», l'Unicef definisce un «errore» delegittimare l'operato dell'Unhcr ed anche papa Benedetto XVI chiede che l'accoglienza avvenga «nel rispetto reciproco». Roberto Maroni prova a gettare acqua sul fuoco. Il ministro dell'Interno definisce «incomprensibile» la polemica sui respingimenti dei clandestini e annuncia la decisione di istituire al ministero dell'Interno un «tavolo di confronto con l'Anci» per varare un programma nazionale per gli immigrati che sia in grado di garantire un sistema di accoglienza «adeguato».
Nello scontro tra l'Unhcr e il governo si inserisce Gianfranco Fini che ricorda come l'immigrazione non possa diventare un argomento da «campagna elettorale», sprona l'esecutivo a «promuovere l'integrazione» e ammette che la legge che porta il suo nome (la Bossi-Fini) «necessita di qualche modifica».
G.R.