A Palermo ricomincia la guerra di mafia
PALERMO. La mafia torna ad uccidere in Sicilia. Ieri mattina i killer di Cosa nostra hanno ucciso Gaspare Zucchetto, uomo del capomafia di Misilmeri Nino Spera, e il suo guardaspalle, Paolo Lo Gerfo, freddati in una strada secondaria che affianca la Palermo-Agrigento: non hanno fatto in tempo neppure a tirar fuori le pistole.
Solo ferito, invece, un terzo ragazzo che era in compagnia delle vittime, Ivan Sciacca, figlio di un brigadiere dei carabinieri, adesso unico testimone oculare del delitto: i tre lavoravano nell'azienda locale di raccolta dei rifiuti, il Coinres. Gli inquirenti non hanno dubbi sulla matrice mafiosa del duplice omicidio. Le modalità dell'agguato e i precedenti penali delle vittime fanno pensare a una vera e propria esecuzione che avrebbe sullo sfondo la lotta per il controllo del territorio, ingaggiata tra le diverse fazioni di Cosa nostra dopo l'arresto di Spera.
Secondo gli inquirenti, Zucchetto, come Lo Gerfo stava cercando di affermare la propria egemonia sulla zona. Strategia a cui si sarebbe opposta un'altra parte dell'organizzazione mafiosa e che avrebbe provocato violente fibrillazioni in un mandamento già in passato terreno di scontro tra i clan. Gli investigatori adesso sono preoccupati che questi omicidi possano aprire una nuova faida tra i clan: faida che nasce dal vuoto di potere che si è creato nel mandamento dopo l'incarcerazione di Spera.
Segnali di un tentativo di riorganizzazione delle gerarchie criminali si erano avuti già nel gennaio scorso, quando a cadere sotto i colpi dei sicari mafiosi era stato Piero Lo Bianco, pregiudicato, nipote di un capomafia della zona, ucciso nella piazza del paese. Omicidio a cui parte dei clan potrebbero avere risposto con il duplice delitto di ieri. Gli investigatori sono certi che obiettivi dei killer fossero solo Zucchetto e Lo Gerfo. Sciacca sarebbe stato volutamente risparmiato dal commando, che ha agito con precisione e velocità. È stato lo stesso Sciacca ieri mattina a dare l'allarme, trascinandosi fino alla strada, ha fermato un automobilista che l'ha portato all'ospedale Buccheri La Ferla e ha chiamato i carabinieri. Sottoposto ad un intervento chirurgico per l'estrazione di un proiettile, rimastogli conficcato in un braccio, non è stato ancora interrogato. La sua testimonianza potrebbe fornire agli inquirenti particolari importantissimi sull'agguato. Oggi il pm della Dda di Palermo Marzia Sabella, che coordina l'indagine, condotta dai carabinieri, nominerà il medico legale che eseguirà l'autopsia sui corpi.
«Questo duplice omicidio è un fatto gravissimo, sul Coinres da tempo ho denunciato, anche formalmente, un sistema di possibili collusioni, di inefficienze e di altissimi costi di gestione - dice il senatore Giuseppe Lumia del Pd - Perché si deve arrivare sempre alla fine e non si ha il coraggio di fare una radicale pulizia interna e una riorganizzazione che eviti tutto questo?».