Produzione in calo del 15%

DORNO.Nei primi tre mesi dell'anno la Lomellina ha registrato un calo nella produzione dall'11 al 15%. Metalmeccanico, tessile, elettronica e telecomunicazioni i settori più colpiti dagli effetti della recessione.
Altre necessità prioritarie «l'istituzione di un fondo di garanzia per il sostegno al credito delle famiglie in difficoltà e un riordino del sistema Welfare» in grado di garantire «un sussidio immediato a chi perde il lavoro ed è escluso dagli ammortizzatori sociali in deroga».
E la ripresa per ora è lontana, a livello locale come nel resto di Italia e del mondo. Questa la considerazione comune ai relatori della serata sugli «Effetti della crisi economica in Lomellina» promossa dal circolo democratico Don Lorenzo Milani con l'adesione dei sindacati, in agenda l'altra sera in sala Damiani.
Al tavolo dei relatori Mario Santini e Gianfranco Urrata, segretari provinciali Cgil e Uil, Riccardo Rovati, presidente provinciale Acli, Luigi Cucchi, portavoce dei democratici cittadini.
Pareri concordi nel fotografare l'attuale come un momento in cui l'ottimismo «a tutti i costi è pericoloso perché ne paga le conseguenze la società».
Ma su cosa deve insistere la Lomellina per rialzare la testa? Distretti industriali specializzati, si, ma «è importante non distrarci dall'esistente, che va trasformato»: Mario Santini ha speso parole di fiducia sul manifatturiero locale.
«Il meccanocalzaturiero non è saturo, ha ancora un margine di ripresa e sviluppo - ha detto - a patto che facciano massa critica le piccole aziende che lavorano nell'indotto e nel comparto stesso: sono troppo poco capitalizzate per pensare da sole di investire sull'innovazione, insieme è diverso».
In Lomellina, ha continuato Santini, «le aziende con almeno cento addetti, sono solo una decina, poche per poter fare da traino». Aprirsi alla logica del «fare rete», l'invito rivolto ai singoli Comuni: «Non paga litigare per contendersi la singola azienda, semmai premia ridistribuire sul territorio i vantaggi fiscali e gli oneri di urbanizzazione che derivano da certi insediamenti». L'amministrazione provinciale però «deve avere il coraggio della responsabilità politica - ha poi rimarcato il sindacalista - che oggi latita puntando sulla realizzazione di infrastrutture pesanti e non sulle strutture primarie, come la mobilità delle persone e delle merci».
Urrata ha sintetizzato il da farsi nella promozione della conoscenza applicata all'innovazione del sistema delle imprese, nella «coesione sociale» e in un'economia di tipo «sostenibile». Secondo Rovati «il ruolo del lavoro va riscoperto e rimesso al centro del Paese».
Un sistema agroindustriale legato al riso sul modello del vitivinicolo oltrepadano e un 'Università più presente. Li ha auspicati per la Lomellina il senatore democratico Daniele Bosone: «Se l'Università di Pavia la smettesse di dare spunti e risorse ovunque fuorché nel suo territorio, tranne rari casi, allora forse il sistema delle imprese potrebbe svilupparsi», cominciando dall'innovazione e dato per acquisito che da Roma «occorrono aiuti per l'emergenza ma anche nella prospettiva della ripresa, e nel caso, usando il debito pubblico in modo programmato e controllato».
Simona Bombonato