«Il governo non ha più strumenti»


MILANO. Marcello De Cecco, uno dei più noti storici dell'economia italiana, non vede relazione diretta tra questa crisi e quella degli inizi anni Ottanta. «L'origine di quella crisi, che fu molto profonda, va ricondotta ad una pesante stretta monetaria decisa perché avevamo rilevanti difficoltà a stare nel sistema nonetario europeo. Non cadde solo il pil, ma anche la produzione industriale e le imprese si ristrutturano espellendo milioni di lavoratori ricorrendo ai prepensionamenti».
Aggravando i conti dell'Inps?
«Diciamo delle casse pubbliche attraverso l'Inps. Il costo di quella ristrutturazione venne pagato da chi è rimasto al lavoro. Poi arrivò anche in quel caso una crisi finanziaria, nel 1982. Spero che non ripeta quello scenario anche se questa crisi, per profondità e velocità, si presenta anche più pesante».
Cioè?
«Prenda il caso emblematico dell'abruzzese Sevel, che produce furgoncini. Un'azienda che negli ultimi anni aveva triplicato la forza lavoro e che adesso non ha rinnovato tutti i contratti a termine e ha fatto ricorso alla cassa. Quando la situazione in quell'azienda migliorerà forse potremo dire che la crisi sta volgendo a termine perché si tratta di un bene quasi primario, alla stregua dei consumi di energia, dei pedaggi autostradali o dei noli che sono tutti in pesante flessione».
Da noi sembra che manchino le risorse per degli interventi come quelli varati da altre nazioni europee?
«I soldi, checchè ne dica il Governo, purtroppo non ci sono. Il debito che era sceso intorno al 105% del Pil è schizzato al 117%. Peggio di noi c'è solo il Giappone con la differenza che il debito di quel paese è nelle mani degli stessi cittadini nipponici, mentre il nostro è quasi tutto collocato sui mercati internazionali. Gli incassi stanno diminuendo e quindi l'impressione è che il Governo non abbia gli strumenti per intervenire in modo efficace».
Il 2008, seppur difficile, non era ancora cosi negativo, soprattutto nella prima parte dell'anno.
«In Italia c'è un certo numero, molto cospicuo, di consulenti fiscali e dato che il pagamento delle imposte può essere procastinato pagando multe non insostenibili c'è un ampia platea di soggetti, aziende, commercianti e piccoli professionisti, che ha deciso di rinviare i versamenti per fare un po' di cassa».
Un ritorno dell'evasione?
«Andato via Visco tutti sanno che non c'è una particolare caccia agli evasori e di fatto si sta usando questa strategia di tolleranza come forma di parziale aiuto. E' un modo di fare da paese del Terzo Mondo e ci contraddisingue per politiche che non esiterei a definire balcaniche».
Sarebbero utili anche in Italia intervenuti diretti per far ripartire il credito al sistema produttivo?
«Quello deciso dalla Germania è simile a quanto fatto dalla Banca d'Italia nel 1894 con il crack della Banca romana che costrinse l'istituto centrale ad acquistare i titoli riconducibili alle società immobiliari che erano fallite. La situazione delle nostre banche non è la stessa, ma in difficoltà sono le imprese che non possono ricorrere al credito anche perché i bilanci sono peggiorati drasticamente».

Andrea Di Stefano