Vigevano, a processo per usura

VIGEVANO.Nel 2005 il suo nome fini nell'inchiesta sulla presunta polizia parallela che svolgeva anche controlli antiterrorismo. Oggi il nome di Riccardo Sindoca riappare nei ruoli del tribunale di Vigevano come imputato in un processo per usura iniziato ieri e rinviato dopo gli adempimenti preliminari. Il 41enne esperto di criminalistica, fino a qualche anno fa residente ad Alagna e che ora vive tra l'Italia e l'estero, non era presente in aula. Ma è pronto a contrattaccare a tutto campo alle accuse vecchie e nuove. «Per quanto riguarda la presunta usura - afferma - va detto che io ho subito presentato una controdenuncia per calunnia e sono convinto che il dibattimento dimostrerà la mia estraneità ai fatti. Quanto alla vecchia vicenda della Dssa (Dipartimento studi strategici antiterrorismo) vorrei anche io sapere che fine abbia fatto il procedimento in corso a Genova, per il quale, a distanza di quattro anni, non mi risulta ci sia nemmeno la richiesta di rinvio a giudizio. Tanti anni senza avere giustizia, dopo aver subito anche gli arresti domiciliari, mi hanno indotto a presentare ricorso ala Corte europea dei diritti dell'uomo». Una lettera giunta da Strasburgo e datata 20 aprile comunica a Sindoca che il ricorso è stato giudicato ammissibile e verrà discusso dalla seconda sezione della Corte. Nel procedimento per usura Sindoca è invece assistito dall'avvocato Daniele Rescaldani di Milano. «E' una vicenda un po' strana - dice il legale - che si svolge nel podere della mamma del commendator Sindoca. Nel 2004 il mio cliente fece installare dei condizionatori a una persona che gli era stata segnalata da un amico: è un bravo professionista gli disse convincendolo. Il commendatore fece amicizia, l'installatore di condizionatori gli domandò un prestito di 60mila euro. L'uomo aveva grossi problemi economici, il prestito gli avrebbe permesso di uscire da una situazione pesante». Sindoca glielo concesse: venne firmato un contratto, una scrittura privata. «Il mio cliente era entrato in possesso di una somma di denaro derivante da una vendita di alcune proprietà, i soldi li avrebbe reinvestiti a breve, quindi si raccomandò con la persona che oggi l'accusa di usura di restituirgli il denaro in un lasso di tempo concordato. I problemi sorsero quasi subito, perchè gli impegni economici presi con il mio cliente non venivano onorati. Invece l'installatore lo ha accusato di usura: sostiene di aver avuto in prestito 50mila euro e non 60mila. Ma io dimostrerò la totale innocenza del mio cliente, che non chiese un euro in più di quanto gli spettava».
Secondo l'accusa, i termini della questione configurerebbero però il reato di usura. «Ma io sono assolutamente sereno e sicuro che tutto sarà chiarito», conclude Sindoca, che nel frattempo è diventato presidente del Movimento europeo anti-pedofilia e capo di gabinetto del movimento Alleanza Democratica.