Bertolazzi: «Niente forzature per non subire i contropiedi»
VIGEVANO.Matteo Bertolazzi parla come gioca. Vale a dire in modo sempre molto equilibrato, mai casuale né mai banale, con gli acuti giusti al momento giusto. «Sta salendo la tensione con il crescere dell'attesa - dice il play della Miro Radici - . Per me e per tutti gli altri senior di Vigevano che hanno già vinto almeno una finale può esserci il vantaggio di sapere com'è e di indicare la strada ai più giovani». Bertolazzi è consapevole della grande trepidazione di Vigevano, piazza che sogna il ritorno tra i professionisti da una vita. «Ce ne rendiamo conto, ma sappiamo che anche per Latina si tratta della prima finale nella sua storia, in questo le due piazze sono assimilabili. E mi attendo una cornice bella e caldissima in tutte le partite della serie». Non vede similitudini, Bertolazzi, tra questa finale con Latina e la serie che Vigevano ha archiviato con Treviglio: «L'unica similitudine è che sono stati la miglior difesa dei due gironi di A dilettanti, meglio anche di noi (per un punto di media in meno, ndr). Era più corale il gioco di Treviglio per cui abbiamo lavorato sodo per limitare Guarino, fonte del loro gioco. Latina ha invece una organizzazione tattica differente, Ochoa e Muro sono i punti di riferimento grantici, Svoboda la variabile in grado di produrre punti ed energia».
In sostanza, Latina ha molta gente in grado di costruirsi il tiro da sola o, mal che vada, di farsi trovare in attacco al posto giusto nel momento giusto. Controllo del ritmo, volutamente basso, per venirne a capo? «Più che controllo del ritmo, direi, e non solo in questa sfida, gestione equilibrata e senza forzature dell'attacco. Che non significa necessariamente controllo dei tempi. Può succedere che la squadra, in certe situazioni, sia già pronta per un tiro equilibrato nel giro di pochi istanti, l'importante è non giocare senza criterio perchè è automatico, in quel modo, concedere agli avversari contropiedi o trame offensive più agevoli». Gara1 sarà già decisiva? «Se fosse una serie al meglio delle tre partite probabilmente si, ma sulla distanza delle cinque sfide, chi perde la prima ha tempo di rifarsi. Nel dubbio meglio vincerla».
Fabio Babetto