Il soldato Szmyd va alla guerra

I capitani sono li: bene Di Luca, Menchov, Rogers (e Lovkvist, perché in Columbia non si sa chi comandi), bene (al di là dello strano distacco accumulato in generale) Basso, Sastre, Leipheimer. Un po' meno Simoni, definitivamente peggio Cunego. Quanto ad Armstrong, per fortuna la natura non fa saldi e i suoi 3' di ritardo sono anche pochini rispetto alla fatica che ha fatto.
Ma oggi vale la pena di parlare di gregari, nel bene e nel male. Innanzitutto cercasi scultore di chiaro nome per erigere il monumento a Sylvester Szmyd, il polacco che la Liquigas ha portato via alla Lampre per sostituire Wegelius. Sulle rampe finali si è messo davanti alla sua squadra e ha cominciato a dettare, ben seduto in sella, un ritmo bestiale. A un certo momento ha anche rinunciato a voltarsi per vedere come stava andando, certo di avere alle spalle capitan Basso. Chissà se la radiolina gli ha gracchiato nell'orecchio che stava facendo una strage. Stava mettendo alle corde Armstrong, stava mettendo il piombo ai polpacci a Cunego, Garzelli, Simoni. Quando è finito il suo lavoraccio sporco, si è fatto da una parte e ha lasciato che la corsa andasse verso il traguardo. Se Basso vincerà il Giro (e per il momento è fra i tre migliori per forma, senso tattico e adattabilità al percorso), dovrà regalargli una grande vacanza alle Mauritius.
Giornata non buona, invece, per i gregari vice-capitani. Male per Pellizotti, che pure ieri era considerato il possibile vincitore di tappa dai suoi stessi tecnici, con la benedizione di capitan Basso che rinvia la prova del nove alla crono delle Cinque Terre: Franchino s'è stranamente imballato. C'è da chiedersi se, partendo da capitano unico come lo scorso anno, si sarebbe staccato senza lottare. La stessa domanda vale per l'altro gregario vice-capitano Bruseghin. Il quale ha comunque ha fatto meglio dell'ex promettente Cunego, anche se era meno adatto allo strappo di Siusi. La sua classifica deficitaria può essere riscritta alle Cinque Terre. Li andrà come i migliori.