Latte fresco, la Coldiretti ora protesta

PAVIA. Il latte fresco nei supermercati si mantiene tra 1,30 euro e oltre 1,50 euro ma nel primo trimestre 2009 è crollato del 12 per cento il prezzo del latte alla stalla riconosciuto agli allevatori. Come si spiega? Coldiretti, che lunedi ha protestato in viale Cesare Battisti per il prezzo del latte e per avere etichette più chiare su tutti i prodotti, dà la colpa alle distorsioni del mercato.
Infatti i dati dell'Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare mostrano che la riduzione del prezzo pagato al produttore non si è trasferita al consumatore, che paga di più anche i formaggi (+0,2 per cento). La moltiplicazione dei prezzi, spiega Coldiretti «colpisce i consumatori costretti a contenere gli acquisti e gli allevatori costretti a chiudere le stalle perché non riescono più a coprire i costi di produzione».
I casi sono due: «O diminuisce il prezzo al consumatore o cresce quello al produttore». Infatti per ogni euro speso in prodotti agricoli dal consumatore, gli agricoltori ricevono in media 17 centesimi. A Pavia, per esempio, la maggior parte dei produttori di latte vende il latte alla Galbani: «Abbiamo un contratto in scadenza che prevedeva il pagamento di 36 centesimi al litro. Questo prezzo veniva rispettato anche dagli altri caseifici, ma ora non è più cosi da mesi: i caseifici pagano meno e i prodotti costano uguale», spiega Giuseppe Ghezzi, presidente di Coldiretti Pavia.
Ieri oltre 600 persone sono passate dal gazebo dove si distribuivano un piatto di riso, un bicchiere di vino e un litro di latte per difendere il diritto del consumatore a conoscere la geografia di tutti gli alimenti che acquista con etichette chiare (il 50% dei prodotti non ha l'obbligo d'indicazione d'origine) che tutelino gli investimenti in qualità del produttore e la salute del cittadino. Un esempio? La metà delle mozzarelle in vendita sugli scaffali della grande distribuzione sono fatte con latte importato.
«In Italia si producono 11 miliardi di chili di latte ma vengono importati 1,3 miliardi di chili di latte sterile (+44,71% rispetto all'anno scorso), 86 milioni di chili di cagliate e 13 milioni di polvere di latte destinate ad alimentare la vendita di formaggi del finto Made in Italy all'insaputa dei consumatori», continua Ghezzi. Il problema? La mancanza di trasparenza: cosi i coltivatori diretti chiedono di separare negli scaffali il vero Made in Italy da quello verosimile.