Cogne, la Franzoni sarà processata anche per calunnia

TORINO.E' stata rinviata a giudizio per calunnia Annamaria Franzoni, che sta scontando nel carcere di Bologna la condanna a tredici anni di reclusione per l'omicidio del figlio Samuele Lorenzi. Il rinvio a giudizio é stato disposto ieri mattina a Torino e riguarda il filone d'inchiesta chiamato «Cogne bis» su un presunto tentativo di inquinamento della scena del delitto. E' la sentenza del giudice per l'udienza preliminare Alessandra Bassi, dopo l'udienza che si è tenuta il 20 aprile scorso. Il giudice ha accolto le tesi della procura, che aveva chiesto il rinvio a giudizio.
Insieme alla Franzoni, il primo ottobre, sarà processato in Tribunale lo svizzero Eric Durst, fotografo dell'istituto di polizia scientifica di Losanna, per frode processuale: l'elvetico fece parte della squadra di consulenti dell'allora avvocato difensore Carlo Taormina che il 28 luglio 2004 fece un sopralluogo nella villetta di Cogne. Sua é l'impronta che, trovata sullo stipite di una porta dopo il test del luminol, fu presa come spunto per riaprire la caccia all'assassino e per adombrare persino il nome di un possibile colpevole alternativo, il valdostano Ulisse Guichardaz.
Il fotografo ha detto di non averla lasciata di proposito ma non é servito ad evitare l'incriminazione. «Quella sera - il fotografo aveva detto al giudice durante l'udienza preliminare del 20 aprile scorso - é possibile che entrando, uscendo o lavorando vicino alla porta l'abbia toccata senza volerlo con la mano sinistra. Ho fatto un errore e sono desolato. Ma non avevo nessuna intenzione e nessun interesse a modificare lo stato dei luoghi».
Diversa é la posizione della mamma di Cogne. La Franzoni, nel 2004, firmò la denuncia in cui si parlava di Guichardaz, ma essendo stata proclamata responsabile del delitto dalla Cassazione, sapeva di stare accusando un innocente: ecco perché é scattata la calunnia. All'inizio gli indagati erano una dozzina. Poi, per quasi tutti, é arrivata la richiesta di archiviazione.
Taormina non ha calunniato in quanto, come spiegò lui stesso ai pm, credeva in buona fede che la Franzoni sarebbe stata scagionata. E i suoi collaboratori, nonostante gli errori «inescusabili», l'«imbarazzante pressapochismo» e le negligenze «macroscopiche» (parole della procura), non avevano «propositi fraudolenti».