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SAN MARTINO DI CASTROZZA.Ma è stato Coppi a passare la borraccia a Bartoli o il contrario? Il mistero è rimasto tale nonostante le centinaia di interviste e testimonianze. L'episodio resta comunque un bel gesto di fair play, consegnato alla storia da uno scatto in bianconero da museo e accentuato dal fatto che i due protagonisti erano campioniossimi ma soprattutto «rivalissimi». Ma il ciclismo non è sport galantuomo, le buone maniere le lascia al ballo delle debuttanti. 'La corsa l'è corsa, pietà l'è morta", raccontava il ruvido «Diavolo rosso» Giovanni Gerbi, pioniere del ciclismo del primo Novecento. L'assenza di fair play in questo Giro (vedi i ritardi provocati da cadute di Basso a Trieste e Cavendish a Valdobbiadene) non deve quindi meravigliare più di tanto. Insomma, i gesti cavallereschi del rugby non hanno cittadinanza nel mondo delle due ruote anche perchè le cadute e le forature fanno parte del gioco.
Non a caso chi vuole vincere il Giro deve correre davanti, proprio per evitare gli imprevisti della corsa che si nascondono dietro ogni curva, ad ogni rotonda, ad ogni rifornimento. Chi poi di mestiere fa il velocista negli ultimi chilometri è obbligato a salire sulle montagne russe. La storia del ciclismo, scritta con il sudore, la fatica, le gesta eroiche e, purtroppo, sempre più spesso con i prodotti farmaceutici, è una carellata di vittorie e sconfitte agevolate dal mancato fair play.
L'episodio più clamoroso è quello accaduto a Charly Gaul nel 1957 sul Bondone: si fermò per fare pipi, Bobet lanciò l'attacco, si scatenò la guerra ed il lussemburghese perse la maglia rosa. Stessa sorte a Nencini due anni più tardi che forò addirittura due volte ma nessuno si sognò di aspettarlo e addio Giro. Le lezioni di bon ton non sono ammissibili per uno sport che nasce, vive e muore sulla strada ma che non deve rispettare i codici stradali e morali. (v.b.)