Di Luca marziano, Armstrong umano
SAN MARTINO DI CASTROZZA. Danilo Di Luca fa il capolavoro e lo dedica al suo Abruzzo martoriato dal terremoto. Nella prima tappa in salita, il pescarese di Sportore mette davanti i suoi (la Lampre sta a fischiettare) ad inseguire una fuga quasi-bidone.
Si lascia sfuggire Soler sull'ultima rampa, ma poi, come una furia, lo raggiunge allo sprint. Lo raggiunge, lo svernicia e va a prendersi la Padova-San Martino di Castrozza. Tappa, ma, per soli 2'', non maglia rosa: le insegne di leader passano provvisoriamente dalle spalle di Petacchi a quelle dello svedese Lovkvist. Subito dietro Di Luca si piazzano l'eterno Garzelli, Pellizotti, il povero Soler, zio Simoni e il gattone Leipheimer, vero capitano dell'Astana. E Cunego? Dice che gli si è sganciato un pedale quando è iniziato lo scozzo finale. E Armstrong? In tre chilometri perde 15'', arriva grondante, arrabbiato, gira la bici e va a sbollire in albergo. Niente miracoli, dunque: il texano, al rientro dalla pensione e da un infortunio grave, è sempre corridore, ma marziano non più. Oggi c'è l'Alpe di Siusi: se lo attaccano un po' più di ieri, forse finisce davvero a fare il gregario di Leipheimer. I distacchi in classifica sono comunque tutti recuperabili: Di Luca ha solo 2'', Rogers ne ha 6, Leipheimer 26, Armstrong, in fondo, solo 28. In 53'' troviamo anche Pellizotti, Cunego, Bruseghin, Sastre e Basso. E Menchov e Simoni hanno poco più di 1'.
Oggi un'altra prova della verità, con salite più dure. La classifica cambierà nuovamente e stavolta la maglia rosa potrebbe toccare a Di Luca. La tappa di ieri - che da Padova a S. Martino, dal Veneto al Trentino, vantava nel finale il 'dente" di Croce d'Aune e l'arrampicata finale, pedalabile, verso il traguardo. E andiamo allo scherzo, sottoforma di fuga: dopo appena 8 chilometri scappano Bellotti, Viganò, Stannard, De Bonis, Voight e Martinez. Normale? Il fatto è che il gruppo, al momento della necessaria reazione prima delle salite, dormicchia, lasciando che la sola Lpr scopra le carte. Di Luca & Co., capita l'antifona, mandano tutti a quel paese. E il vantaggio di Voigt e amici ri-schizza oltre i 7'. A quel punto potrebbe sfumare la prima grande occasione per non lasciare in pace Armstrong e Leipheimer. Le prime salite servono a questo: non far scaldare il motore del diesel texano. Vigano cede, restano in tre (De Bonis maglia rosa virtuale), ma la Lpr decide di fare la corsa da sola e tira alla morte. L'aspirapolvere del gruppo risucchia prima De Bonis, poi Bellotti, quindi Voigt. Ed è rumba. Scatta Mauricio Soler (che a Valdobbiadene era stato buttato giù da un uomo della Columbia e poi insultato malamente da Cavendish). Non va. Riscatta e sembra andare.
Ma sul rettilineo finale il suo sogno s'infrange. Ha una mano dolorante, ma ci riproverà. Ci è simpatico (nonostante cada sempre. O proprio per questo), speriamo non si ritiri com'era già successo, lo scorso anno, al Giro e al Tour.