«Leader più sobri»: fondazione Fini all'attacco


ROMA. Nuovo affondo di Farefuturo contro l'ingresso in politica di veline e bellezze in erba e contro il rischio di «una trasmissione del potere di tipo monarchico». Mentre Gianfranco Fini, inaugurando il suo sito, bacchetta la Lega e si smarca su molti temi dal premier, uno dei suoi più ascoltati consiglieri: il professor Alessando Campi dichiara infatti di non essere affatto pentito.
Campi aveva preso nettamente posizione contro l'infornata di attrici e troniste che ha poi scatenato la reazione di Veronica Lario.
Una presa di posizione che ha mandato in bestia Silvio Berlusconi, convinto che sia stata proprio il pronunciamento dell'area finiana a spingere Veronica Lario a rendere pubblico il suo pensiero e a chiedere il divorzio. Fatto sta che da allora tra Berlusconi e Fini è calato il gelo. Tanto che secondo alcuni i due non si parlerebbero neanche. Del resto, dal testamento biologico alla difesa dei poteri delle Camere, dalla sicurezza ai diritti civili non sono stati pochi in questi mesi i distinguo del presidente della Camera. Ed è atteso a breve un suo intervento a favore di una legge sulle coppie di fatto. Etero ed omossessuali.
«Forse questa vicenda può rappresentare un momento di svolta: l'Italia ha bisogno di maggiore sobrietà nei suoi leader», dice Campi a proposito della separazione tra Veronica e Berlusconi. Per Campi «l'entrata a gamba tesa» della Lario ha un po' spostato la discussione, ma chi è chiamato ad assegnare una carica pubblica dovrebbe farlo con criteri che prescindono da legami di parentela, simpatia e questioni private». Dunque non si può rinnovare la classe dirigente seguendo i criteri dei casting televisivi. La deriva «oligarchica-familistica» è una realtà in molte democrazie e i partiti rischiano di diventare «pertinenze personali» dei loro leader, altrimenti c'è il rischio di una deriva «di tipo monarchico». Rispondendo in diretta alle domande dei cittadini sul sito della Camera, Fini si è detto convinto di aver rispettato il ruolo super partes che gli impone la carica di presidente. Tuttavia «l'assetto delle nostre istituzioni e la prassi fanno si che il presidente della Camera non sia un mero notaio, un soggetto neutro». Considerato da Giuliano Ferrara il leader della «sinistra» del Pdl, tanto da riscuotere molte simpatie a sinistra, Fini non è affatto preoccupato della cosa. «Credo che chi ha responsabilità istituzionali - ha detto - non debba preoccuparsi di simpatie o antipatie nè degli elettori di destra, di centro o di sinistra, ma si deve preoccupare di rispettare scrupolosamente il mandato cui si è chiamati ad adempiere».
Senza preoccuparsi di dare un altro dispiacere alla Lega Fini ieri ha detto anche che il 21 giugno andrà a votare per il Referendum e voterà «si». Quanto alle riforme è convinto che in quattro anni di legislatura c'è il tempo di farle. Due i primi fronti su cui intervenire: «Il riequilibrio tra poteri del legislativo e dell'esecutivo e il superamento del bicameralismo perfetto». Per la terza carica dello Stato è inoltre necessaria la riduzione del numero dei parlamentari e in generale dei politici.
Rispondendo a una domanda sulla tv Fini replica indirettamente anche a Gianni Alemanno che ha accusato la fiction «Romanzo criminale» del diffondersi tra i giovani dell'uso dei coltelli. «La tv è un po' specchio della società e dei suoi gusti, non è giusto assolverla a priori ed è sbagliato condannarla a priori».

Maria Berlinguer