«Le azioni dell'azienda ai lavoratori»
TRIESTE.I lavoratori della Fiat italiani come quelli americani della Chrysler «dentro la compagine azionaria e pronti a intervenire nelle decisioni e nelle strategie di crescita del grande gruppo automobilistico che si creerà tra Europa e Usa». Su questo il segretario nazionale della Cisl, Raffaele Bonanni, non ha dubbi.
Lavoratori italiani azionisti come negli Usa dunque?
«Bisogna sposare il modello Usa, è sorto proprio nel paese del liberismo e democratizza il capitalismo. Questo per fugare ogni rischio di perdita di posti di lavoro, e questo anche per uscire prima dalla crisi e attuare una vera riforma del lavoro».
Come intendete muovervi?
«Stiamo contattando i parlamentari italiani per dare vita a un disegno di legge che consenta l'azionariato collettivo dei lavoratori e favorire il controllo e l'indirizzo nelle aziende. Oggi i lavoratori possono acquistare azioni, ma individualmente e non possono entrare negli asset di potere. Associandosi invece possono intervenire ed entrare negli organi di controllo. Come è accaduto negli Usa dove i lavoratori sono entrati nei fondi sanitari».
Come sarà il panorama che si troverà di fronte la Fiat con questa maxi operazione?
«Lo stesso amministratore delegato Sergio Marchionne troverà tre differenti realtà. A Detroit lavoratori che contano nell'azionariato, alla Opel una tradizione di 50 anni di governo a democrazia economica e solo in Italia l'assenza di questa democrazia economica perchè non esiste. L'azionariato collettivo non è previsto dalla legge e per questo abbiamo contattato i parlamentari».
La ricetta dunque è la partecipazione dei lavoratori?
«Serve una logica di partecipazione al capitale di rischio, bisogna legare il destino del lavoratore alla società dove lavora e al suo sviluppo. Cosi facendo si riducono i conflitti e si attua una vera riforma contrattuale dove i salari sono legati alla produttività e alla partecipazione degli utili».
Se l'italia si fosse mossa come negli Usa la crisi sarebbe stata diversa?
«La crisi a casa nostra è legata anche alla gestione familiare dei capitali controllati da pochi o da gruppi e banche. C'è stata una mancata democratizzazione del capitale e abbiamo pagato tutti».