«Quel giorno non ci saremo»
GARLASCO.«Alberto ancora in casa nostra? Intanto è da vedere se entrerà. Noi comunque non ci saremo». E' immediata la reazione di Giuseppe Poggi, mentre sistema i fiori sulla tomba della figlia. Il giudice Vitelli vuole una serie di verifiche, «perché c'è una ragazza assassinata. Ma anche il valore sacro della vita di un ragazzo, l'imputato, innocente fino a prova contraria - ha detto a udienza conclusa - Meglio una giustizia lenta che frettolosa».
Anche ieri, due giorni dopo, come ogni sabato i Poggi erano al cimitero di Pieve Albignola. A papà Giuseppe non piace per niente - si vedeva da un lampo negli occhi azzurri, identici a quelli di Chiara - l'idea che il presunto assassino rimetta piede nella casa dove lei è morta, e i Poggi tuttora vivono. Ma l'autocontrollo di Giuseppe Poggi torna subito: «Si faccia quel che si deve, in ogni caso. Sarà come tutti gli altri sopralluoghi, fatti con la casa sotto sequestro. Noi però a questo non vogliamo assistere».
Per avere una sentenza di innocenza o colpevolezza passeranno sei mesi, secondo un calcolo approssimativo. «Non importa. Tanto mia figlia Chiara non torna più - diceva ieri la mamma Rita - Questa è l'unica cosa che purtroppo conta veramente. Quindi aspettare qualche mese in più, per arrivare alla verità e capire se c'è un colpevole per la sua morte, non cambia le cose per noi». Alla probabile decisione del gup li aveva preparati il loro legale, l'avvocato Gianluigi Tizzoni. Dopo l'udienza del 30 aprile, Tizzoni ha partecipato a una puntata di 'Porta a Porta" su Raiuno, dedicata al delitto di Garlasco, con i consulenti di parte Paolo Reale e Marzio Capra.
L'avvocato ha ribadito di voler querelare il quotidiano che ha parlato di collegamenti notturni di Chiara a siti porno. Reale ha sottolineato che in quelle ore, in realtà, il modem era spento. Dunque era impossibile navigare in Rete. Poche ore prima, nel cortile del tribunale di Vigevano, per la prima volta i Poggi hanno affrontato la ressa di telecamere e microfoni. Giuseppe Poggi con un braccio sulle spalle della donna che ha sposato 29 anni fa, dietro di loro l'altro figlio Marco. «Avrei voluto parlare anche in quel momento, diceva ieri Giuseppe Poggi - ma tutta quella pressione ci ha spaventato». Avevano passato il pomeriggio, mentre il giudice era in camera di consiglio, nella loro villa di via Pascoli a Garlasco. «Eravamo a casa nostra, ma ugualmente molto in tensione». A un certo punto, nel pomeriggio si era anche diffusa la falsa voce che il giudice avesse preso congedo, finita la replica della difesa, dicendo: «Ci vediamo più tardi per la sentenza». Invece Stefano Vitelli ha deciso un poderoso supplemento di indagine. Se i Poggi sono tornati a Garlasco, Alberto è rimasto nello studio dei suoi avvocati a Vigevano. Finché non è arrivata la telefonata che indicava l'imminente rientro del giudice in aula magna, per comunicare la sua decisione. La scelta delle perizie non ha sorpreso nessuno.
I Poggi la interpretano positivamente. Come la volontà di tentare ogni strada, per arrivare a una decisione finale ponderata. In questo modo però, anche il secondo anniversario della morte di Chiara Poggi - il prossimo 13 agosto - passerà senza la sentenza, almeno quella di primo grado, sul delitto di Garlasco.
Dove c'è un solo presunto colpevole, il fidanzato della vittima: Alberto Stasi, che si dichiara innocente fin dal primo giorno. E senza mai un cedimento. (a.m.)