Marchionne domani a Berlino per la Opel
MILANO. Detroit-Torino-Berlino. L'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, tornato dagli Stati Uniti, vola domani nella capitale tedesca. Obiettvo numero uno: portare a casa la Opel, cioè la controllata europea della General Motors. La controllante americana è piena di debiti e in crisi di vendite. Dunque il marchio Opel è in vendita. Se lo prende chi paga di più. Nei giorni scorsi si era parlato di una cifra attorno ai cinquecento milioni di euro. Si tratta di un importo esiguo per l'importante casa automobilistica tedesca che, in Europa, vende più di 2 milioni di auto all'anno (poco meno della Fiat). Ieri da Berlino filtrava un'altra cifra: 1 miliardo di euro. Un portavoce di Opel non ha voluto commentare questa indiscrezione mentre da Detroit, dove ha sede la casa-madre GM, l'importo è definito «non soddisfacente».
E infine, proprio ieri sera, un sindacalista dell'Ig Metall ha detto di aver saputo che l'offerta di Fiat sarà 'inferiore" ai 750 milioni di euro. Però le variabili sono tante e bisogna mettere in conto, soprattutto, i debiti che Opel si porterà in dote.
A quanto si è saputo e secondo quanto scrivono i giornali tedeschi, Marchionne vedrà due ministri tedeschi (quello dell'economia e quello degli esteri) insieme al massimo rappresentante dei dipendenti del gruppo. Fiat, scrive il 'Sueddeutsche Zaitung", «presenterà al governo federale un primo, grande piano». L'intenzione di Marchionne è quella di acquisire tutti gli stabilimenti tedeschi di Opel, anche se nei pensieri del Lingotto alcuni impianti «dovranno essere ridimensionati». Molto importante l'incontro, sempre di domani, fra Marchionne e Klaus Franz, capo del 'consiglio di fabbrica" (i sindacati tedeschi tengono duro e puntano alla completa occupazione).
Su Opel è intervenuta la cancelliera tedesca Angela Merkel che ha escluso un intervento da parte dello Stato per acquistare la casa automobilistica mentre il ministro degli esteri, Steinmeier avrebbe definito un piano in '14 punti" con i criteri che il nuovo padrone di Opel dovrà rispettare. Al centro «il mantenimento di tutti gli impianti e possibilmente molti posti di lavoro in Germania» (attualmente i dipendenti di Opel, in Germania, sono 26 mila). E poi il 'gradimento" da parte delle maestranze e dei concessionari Opel. E proprio ieri i concessionari Opel hanno sostenuto che 'Fiat non presenta un piano sufficientemente valido". Nel complesso, l'associazione mantiene 'una distanza critica" nei confronti della casa di Torino e contro l'ingresso degli italiani si sono espressi i membri del sindacato Ig Metall. Il settimanale Der Spiegel scrive che l'ex cancelliere Gerhard Schroeder sta svolgendo un lavoro di lobby a favore di Magna (concorrente di Fiat nella corsa a Opel), società austro-canadese che produce componenti per auto ed è fra i fornitori del marchio tedesco. Il giornale spiega che i vertici del gruppo austro-canadese hanno rapporti molto intensi con politici tedeschi.
Intanto risulta tutt'altro che chiusa la vicenda americana. Domani la Corte per la bancarotta di Manhattan esaminerà l'istanza di Chrysler per ottenere l'ammissione all'amministrazione controllata. Il giudice deve dare il via libera anche alla vendita alla Nuova Chrysler della maggior parte dei suoi asset (si tratta della società in cui Fiat entrerà, per ora, con il 20% del capitale). Se la casa automobilistica dovesse essere liquidata, invece, verrebbero subito licenziati i 38.500 dipendenti (la produzione in tutti gli impianti è già stata fermata a partire dal 1 maggio).
Dubbi sulla soluzione adottata per Chrysler vengono sollevati dal Financial Times. «In primo luogo - scrive il giornale - non viene evitata la bancarotta. Obama ha detto che sarà 'chirurgica" ma il processo è nelle mani del tribunale, non nelle sue». In più viene messo in discussione il principio, fin qui sacro, che i creditori garantiti devono essere pagati prima degli altri.