Rebellin sospeso dal Coni
ROMA.Il giorno dopo la comunicazione della positività di Davide Rebellin ai test del Cio, il presidente del Coni Gianni Petrucci ha sospeso con effetto immediato dal club olimpico il corridore azzurro che ha conquistato la medaglia d'argento alle Olimpiadi di Pechino. Rebellin è stato sospeso anche dall'attività agonistica, dal momento che il procuratore antidoping del Coni, Ettore Torri, ha aperto un'inchiesta sulla vicenda e il Tribunale nazionale ha accolto la sua richiesta di fermare il corridore azzurro. Torri ha convocato Rebellin per le 12 di lunedi prossimo, a Roma, provvedendo successivamente ad inviare gli atti alla Procura di Roma. Un'altra sospensione per Rebellin è arrivata dalla sua squadra, la Diquigiovanni Androni (diretta da Gianni Savio), con la quale avrebbe dovuto partecipare - al fianco di Gilberto Simoni - al Giro d'Italia che il 9 maggio prossimo partirà dal Lido di Venezia. «Il provvedimento è coerente con la nostra linea di assoluto rigore contro il doping», si legge nel comunicato del team.
La Diquigiovanni Androni parteciperà al Giro del centenario, perché ha poco da spartire con la positività di Rebellin che, all'epoca della sua positività, gareggiava con i colori della Gerolsteiner, la stessa squadra di Stefan Schumacher, un altro corridore risultato positivo ai Giochi, ma anche al Tour de France, dove aveva vinto le due cronometro individuali. Sul caso-Rebellin si è affrettata a prendere posizione anche la Federciclismo che, tramite il presidente Renato Di Rocco, ha ribadito che la lotta alla piaga del doping proseguirà con maggior vigore. Intanto, vengono fuori anche gli altri nomi degli atleti 'pizzicati" dal Cio a Pechino: oltre a Rebellin anche Rashid Ramzi (oro nei 1.500), l'altro ciclista Stefan Schumacher, la marciatrice greca Athanasia Tsoumeleva e la mezzonfondista croata Vanja Perisic.
«Sono tranquillo e con la coscienza a posto - ha commentato Rebellin - non ho preso nulla. Voglio solo dire che vado avanti con tutte le mie forze per dimostrare la mia estraneità e la mia innocenza rispetto a queste accuse. Si tratta certamente di un errore».