«Per i vaccini ci vogliono 4 mesi»

«È un virus nuovo e nessuno di noi ha gli anticorpi per combatterlo». A spiegarlo è il professor Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università statale di Milano.
Perché è cosi pericoloso?
«Ogni anno solo il 5% della popolazione contrae l'influenza stagionale perché il virus non cambia completamente, quindi gran parte della popolazione che si è ammalata gli anni precedenti è parzialmente immunizzata e questo accade finché il virus non cambia faccia totalmente. Questo genere di virus è invece completamente nuovo e può colpire il 40% della popolazione perchè siamo tutti scoperti e suscettibili».
I sintomi?
«Sono quelli di una normale influenza con in aggiunta forme di congiuntivite».
Ma si può guarire?
«Certo, questa influenza ha a tutt'oggi una cura efficace negli antivirali anche se non sono risolutivi. Il problema è che la sua elevata contagiosità ne rende più difficile il controllo. In Messico c'è chi si è ammalato ed è guarito».
E i vaccini?
«La speranza è che come nel '18 con la Spagnola, il virus faccia un break di qualche mese: anche allora si ebbero i primi casi in questo periodo, poi vi fu una fase di calma fino a ottobre-novembre quando riesplose. È come quando si acquista un'auto nuova e bisogna prenderci la mano, cosi fa il virus che si modifica per essere più efficace. Inoltre sappiamo che questi virus hanno nelle temperature fredde le loro condizioni migliori. Un break ci darebbe il tempo di approntare i vaccini per i quali ci vogliono 4 mesi».
Come fa un virus a passare dall'animale all'uomo?
«È come una cuoca che cucina ogni giorno una serie di torte identiche le une alle altre, ma allo stesso tempo ogni giorno sul bancone ne mette anche una dove casualmente è finito un ingrediente un po' diverso. Magari succede che proprio quella torta piace di più e quindi la cuoca adatterà anche la ricetta delle altre. Allo stesso modo il virus dell'influenza può, per le sue caratteristiche, permettersi di sperimentare e di 'sbagliare" a replicarsi».
È quello che è avvenuto in Messico?
«In Messico non c'è un'epidemia di influenza dei suini e sembra che abbiano individuato un allevamento in cui questo virus si può essere creato casualmente e può essersi creato in un solo maiale che ha infettato il suo allevatore, che ha a sua volta infettato i familiari e cosi via».
Il primo contagio animale-uomo è avvenuto mangiando carne infetta?
«Assolutamente no, ma respirando o entrando in contatto con le feci del suino. Anche l'aviaria passa all'uomo stando a contatto con l'animale vivo, mai mangiando la carne».
Quali animali possono incubare virus trasmissibili all'uomo?
«Tutti i mammiferi, ma soprattutto i suini. Anche la Spagnola parti dai suini e ci fu un episodio nel '76».
Arriverà anche in Italia?
«Certo, come negli altri Paesi». (M.V.)