La notte senza fine al di là del fiume
PAVIA.Erano ore che il Borgo Basso aspettava che si colmassero quei centimetri che lo separavano dal fiume. Martedi sera si respirava l'aria delle grandi occasioni, e la comunità popolava le strade. Erano tutti fuori dalle case, a guardare il fiume, a parlare, a fare le ultime cose prima dell'arrivo dell'acqua. Ma per chi arrivava dal centro a curiosare, l'impressione era strana. Un fervore quasi allegro, tanto senso pratico. Il borgo e i borghigiani, si preparavano. Stando insieme, prima di tutto, passeggiando lungo i muretti, dandosi una mano da buoni vicini di casa, lontani anni luce dall'anonimato di certi quartieri. Stivali di gomma ai piedi, pochi abiti alla moda e tanti impermeabili comodi, facce umane, di quelle che difficilmente si vedono in tv o sui cartelloni pubblicitari. Facce antiche e semplici, gesti altrettanto antichi ad unire una comunità che, periodicamente, finisce sotto l'acqua del Ticino che rende il Borgo cosi speciale. Sarà la percezione del destino comune a unirli? Nonostante la nebbiolina persistente, fenomeno quanto meno raro nel mese di aprile, la città camminava, era viva, e piano piano passava lal di là del Ticino.
Giovani e meno giovani in pellegrinaggio verso l'acqua che, di minuto in minuto, saliva creando vortici e trasportando tronchi appena visibili: una coppia di signori oltre i settanta era sul ponte, abbracciata, a guardare giù.
Poi c'era il traffico attivo dei volontari della protezione civile in piazzale Ghinaglia intenti a tirar su una tenda e a monitorare la situazione, mentre vigili e polizia facevano avanti e indietro con le auto sul lungofiume, dalla parte del borgo. Era li la parte più viva, pulsante, lungo via Milazzo: lungo la scala che conduce al pianerottolo accanto al ponte vecchio, da dove si vedono i"metri" raggiunti dalle piene storiche, era una continua processione. «Dieci centimetri in mezz'ora!», «Salirà ancora», «Andiamo sotto anche stavolta», si sentiva provenire dai gradini. A capannelli, uomini e donne con l'impermeabile, qualcuno persino in pigiama mano a mano che si proseguiva lungo via Milazzo, parlavano, indicavano l'acqua, le barche ancorate ai moli, facendo previsioni: «Stanotte salirà», «No, domani mattina». Alcuni barcè ancorati troppo in basso spuntavano solo con un'estremità, come fossero chinati a cercare qualcosa nell'acqua melmosa. Qualcuno, verso mezzanotte, ha iniziato a svuotare i barcé. Un trio composto da nonno-padre-figlio traeva in salvo una barca, in fondo a via Milazzo si iniziavano a spostare le auto verso l'interno, dove l'acqua non sarebbe potuta arrivare. Gente raggruppata anche al barcone del Club Vogatori pavesi, mentre le anatre cercavano un posticino sulla poca erba rimasta sotto il muretto di via Milazzo per dormire.
Anna Ghezzi