Lella Costa, meravigliosa Alice
MORTARA. Dopo aver giocato con 'Traviata" e sofferto con Desdemona, Lella Costa porta in scena con tutta la sua carica di ironia e passione civile 'Alice, una meraviglia di paese", che è stato inserito nella stagione dell'Auditorium di Mortara. Un monologo nato «da un grande amore per il romanzo di Carroll, che è come un libro-cipolla, possiede tanti strati e tanti livelli» spiega l'attrice.
E aggiunge: «Mi piace l'uso spettacolare del linguaggio, le vertigini della parola, del surreale, del nonsense, il discorso sul tempo che non c'è più, che non basta o che non è quello dei miei tempi». Lo spettacolo, però, non è solo un viaggio intorno alla bambina di Carrol (e a Carroll stesso), ma a tutte le altre Alici possibili, quelle dei film, delle canzoni di De Gregori che 'guarda i tetti" o di de André 'che si fa il whisky distillando i fiori", della radio che da Bologna negli anni Settanta raccontava in diretta il mondo che esplodeva... «Alice è un nome che ha segnato la mia generazione, un nome affiorato in questi ultimi quarant'anni, simbolo di fantasia e libertà - aggiunge la Costa -. Rappresenta tutte quelle ragazze che, a ogni età e condizione, si sentono a disagio: troppo grandi o piccole, troppo magre o grasse, comunque inadeguate e incapaci di scegliere la cosa giusta da fare. Le sue dimensioni non sono mai quelle che si vorrebbero da lei. E questo è tipicamente femminile. Alle donne si chiede sempre di adeguarsi a dei modelli. Del femminile inoltre ha caratteristiche straordinarie: il coraggio, il tentativo di trovare una ragione a tutto, la curiosità, il voler scoprire il mondo anche quando fa paura». La bambina, diventa, insomma, quasi un 'passepartout" per decifrare la realtà, anche contemporanea. «Alice visita, e ci permette grazie a questa sua curiosità di visitare ed analizzare insieme a lei alcuni 'mondi all'incontrario". Ce ne sono infiniti di questi mondi alla rovescia, analizzando i quali possiamo trovare inquietanti analogie con il nostro oppure arrivare a scoprire che quello veramente capovolto è proprio quello in cui viviamo ed in cui le cose non sono affatto come ci aspettiamo che siano». Ne sono una conferma, tra l'altro, i numeri tratti dall'ultimo rapporto Unicef sull'infanzia tuttora oggetto di orribili vessazioni. Dati che fanno inorridire, se pur snocciolati in forma di ballata surreale, come da brividi è il toccante racconto di Federico Nessuno, che apre la narrazione. «E' la storia di un bimbo che negli anni Quaranta perde la vista dopo aver visto trucidare la sua famiglia dai nazisti: vagherà di città in città a caccia dei suoi torturatori, cercando delle voci. La racconta Sepulveda ed è solo un esempio di questo mondo insensato, un mondo che ai bambini fa cose terribili ed efferate». Per questo, dice la Costa, «mi piacerebbe prendere per mano Alice e questo 'figlio di nessuno" e mostrar loro che forse è possibile realizzare i propri sogni senza tradire i principi». (f. cor.)
ALICE, UNA MERAVIGLIA DI PAESE di Lella Costa, Giorgio Gallione, Massimo Cirri, Adriano Sofri; regia Giorgio Gallione. Ore 21 all'Auditorium di Mortara. Biglietti: 12/8 euro.