Un falso allarme da una scuola
PAVIA.Una bambina è appena rientrata da una vacanza in Messico con i genitori. E la scuola ha segnalato il caso all'Asl. «Sta bene, è stato un falso allarme» mette in chiaro Guido Gardumi, responsabile del servizio di Igiene e Sanità pubblica. L'Asl invita alla calma. E rassicura i cittadini mettendo a disposizione anche un numero verde per fugare ogni dubbio.
Tre i punti sui quali gli esperti insistono: l'invito a consumare senza problemi carne di maiale perché quella nostrana è sicura, a non esagerare con gli esami al primo sintomo di febbre o raffreddamento e a non ricorrere in modo indiscriminato agli antivirali in commercio.
«Le informazioni da Oltreoceano sono ancora lacunose ma non c'è allarme - spiega Simona Mariani, direttore generale dell'Asl -. Abbiamo già attivato una rete che coinvolge medici di base, pediatri, istituzioni, ospedali, rsa. Siamo pronti dal 2006 a gestire un'eventuale pandemia che ora però nemmeno si profila».
La prima raccomandazione è quella di non ricorrere al pronto soccorso ai primi sintomi. Non serve e ingolfa l'attività. «Le analisi possono essere fatte solo su indicazione del medico di famiglia che però deve contattare il dipartimento di Prevenzione - spiega Luigi Camana, capo dipartimento di Prevenzione pubblica dell'Asl -. Circolano molte sindromi e devono essere analizzate solo quelle che per quadro epidemiologico o provenienza sono incasellabili come pazienti a rischio».
A disposizione degli operatori sanitari, spiega Gardumi, ci sono «un medico igienista e due tecnici di prevenzione di guardia 24 ore su 24».
Sbagliato anche usare, pensando possano prevenire la malattia, i farmaci antivirali. «Abusarne espone ancora di più a rischi e complicazioni - dice Mirosa Della Giovanna, del servizio di governo e assistenza farmaceutica - Vanno usati solo da chi ha una diagnosi specifica».
E poi un appello ai consumatori. «Mangiate tranquillamente la carne di maiale - rassicura Massimo Aguzzi, direttore del dipartimento di prevenzione Veterinaria -. La sindrome non si trasmette mangiando carne ma per via respiratoria. Inoltre qui non ci sono importazioni e dei 144 allevamenti intensivi molti sono ad alto consumo, cioè i prodotti hano un utilizzo in ambito familiare». (m.g.p.)