di Natalia Andreani

ROMA. Undici casi sospetti tutti risultati negativi. Per il momento è questo lo scenario italiano dell'emergenza mondiale scatenata dall'influenza suina. O meglio dalla «Nuova influenza», come la Ue ha deciso di ribattezzare il virus nato da una sintesi tra influenza umana, aviaria e suina che sta sconvolgendo i mercati.
A fare il punto sul panorama nazionale è stato il ministro del Welfare Maurizio Sacconi che alle quattro di ieri pomeriggio ha escluso il contagio da virus A H1N1 negli undici pazienti, tutti rientrati dal Messico, messi sotto osservazione negli ospedali della penisola.
Per le prossime ore sono però attesi gli esiti definitivi delle analisi compiute a Pavia su quattro ragazzi di Lodi tornati da San Diego, la città californiana a due passi da Tijuana, il confine messicano più trafficato che esista. I primi test hanno destato sospetti, ma per la conferma bisognerà attendere ancora. I quattro giovani sono in buone condizioni di salute e soltanto per due si è reso necessario un ricovero cautelare.
Il ministro Sacconi ha comunque assicurato che «il paese è pronto» ad affrontare una eventuale pandemia.
«Non sottovalutiamo la rilevanza del fenomeno sanitario, ma al momento non vi sono ragioni per creare allarme tra la popolazione», ha detto il ministro. Il paese, ha ripetuto Sacconi, ha gli antivirali necessari a combattere l'infezione. Le tre reti di sorveglianza - quella epidemiologica, quella virologica e quella per le degenze ospedaliere protette - sono state attivate. Esiste un piano pandemico nazionale e sull'emergenza lavora l'unità di crisi diretta dal sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio che proprio ieri sera ha inviato una prima circolare alle Regioni.
E poi c'è la Ue che oggi riunirà in Lussemburgo i ministri della Salute dei 27 per studiare risposte comuni e rafforzare il coordinamento. Tra queste anche una banca degli antivirali.
Allo stato il Belpaese «non corre nessun pericolo» nemmeno per il presidente del consiglio Silvio Berlusconi che ieri, da Varsavia, ha però invitato la Ue a «lavorare in fretta per trovare l'antidoto che ancora non c'è».
Le richieste di informazioni da parte dei cittadini però si moltiplicano. Il numero verde istituito dal ministero della Salute è stato subissato da oltre seimila chiamate. Molti hanno parenti e amici rientrati o in rientro dalle zone colpite. Altri hanno chiesto informazioni sui sintomi e sugli eventuali farmaci per la cura.
Ma per la maggioranza dei casi le domande si sono concentrate sui rischi alimentari. Rischi, lo hanno ripetuto anche ieri i vertici dell'Oms, che sono inesistenti. La malattia, a dispetto del nome, è infatti umana e non animale e non esiste alcun pericolo nel consumo di carne di maiale, nemmeno sotto forma di prosciutti e insaccati.
La produzione italiana è di circa nove milioni di suini l'anno (il 17 per cento del pil della zootecnia). E l'ennesima ingiustificata psicosi alimentare, avverte la Cgil, metterebbe a serio rischio i 160mila lavoratori del settore.