Va ritirato il ddl su Salò


(segue dalla prima)
Gianfranco Fini ha aperto in questi ultimi anni il percorso odierno, a partire, lui ex neofascista, dalla definizione del fascismo quale «male assoluto». Silvio Berlusconi - probabilmente anche per accreditarsi come possibile futuro presidente della Repubblica - ha deciso di celebrare pubblicamente, per la prima volta, la data storica della Liberazione del Paese dal nazifascismo rinunciando alla equidistanza fra partigiani e combattenti di Salò sia pure nel rispetto per quanti caddero battendosi «in buona fede» contro coloro che stavano «dalla parte giusta», cioè i resistenti. Ha soltanto accennato a «errori e colpe» commessi anche dai partigiani, e alla «cultura rivoluzionaria», senza però nominare i «comunisti» suo bersaglio polemico costante. Ha infine proposto - e qui lo schieramento politico si è di nuovo diviso - che la Festa della Liberazione diventi Festa della Libertà. Dizione che non può piacere a quanti invece credono tuttora al valore storico profondo di quella «Liberazione»: dal nazifascismo, dalla dittatura mussoliniana, da un ventennio di sopraffazioni e di ingiustizie.
Ricordiamolo in sintesi: 28.000 anni di carcere o confino irrogati a oltre 5.000 condannati politici, centinaia di esuli, abolizione delle elezioni di ogni grado, leggi razziali, espulsione da ogni ruolo pubblico dei non tesserati al Partito nazionale fascista, violenza e morte inflitte ad alcuni dei leader antifascisti più significativi.
Certamente ha dato molti frutti, nel senso di una più solida unità nazionale nel segno della democrazia ricreata nel 1945, il lungo lavoro politico-culturale, la paziente semina operata dai tre ultimi presidenti della Repubblica, Scalfaro, Ciampi e Napolitano. Da quest'ultimo in particolare che, proprio alla vigilia, aveva, con parole severe, ammonito chi continua a denigrare la Resistenza.
Lo stesso ministro della Difesa, Ignazio La Russa, il quale pochi giorni or sono indugiava nel distinguo fra partigiani «buoni» e «cattivi», ieri si è maggiormente allineato. A Berlusconi e al Popolo delle libertà resta un passo fondamentale da compiere: ritirare il disegno di legge che vuole equiparare i combattenti di Salò ai partigiani, ai militari del Corpo di Liberazione Nazionale e, rammentiamolo, ai 600.000 soldati e ai 30.000 ufficiali italiani i quali, nei campi di concentramento nazisti, soffrirono e in non pochi casi si spensero per aver rifiutato (cosa che ha destato ammirazione fra gli storici tedeschi) l'adesione alla Repubblica mussoliniana alleata supina della Germania hitleriana.
Un conto è avere «rispetto e pietà» per i cosiddetti ragazzi di Salò. Un altro equipararli nella storia a quanti si batterono per la libertà, per la democrazia, per la giustizia sociale, rischiando o patendo violenze, torture, o addirittura morte. Ed erano, sovente, giovani, neppure ventenni, donne e uomini.

Vittorio Emiliani