Barattolo in piazza, 25 Aprile teso
PAVIA. Un 25 aprile teso, quello di Pavia, a causa del fuori programma del centro sociale 'Barattolo". Mentre il commissario straordinario prendeva la parola, alcuni giovani ne hanno coperto la voce con la lettura di un comunicato. C'è stata qualche scintilla con i carabinieri.
A mediare le posizioni è stata l'ex consigliera comunale Irene Campari (che più tardi, sul suo blog, ha preso le distanze dall'episodio). Cosi, chiusa la cerimonia ufficiale, due ragazze hanno letto un documento nel quale si rammenta l'assalto di Forza Nuova al centro sociale di via dei Mille e definisce fascista il regolamento di polizia urbana appena approvato dal commissario.
Prima di queste tensioni, la cerimonia aveva seguito i binari dell'ufficialità, con tantissimi cittadini in piazza Italia e, tra loro, esponenti politici come il candidato del Pdl, Alessandro Cattaneo o il senatore del Pd, Daniele Bosone. Nel salutare le autorità civili e militari, il commissario Maria Laura Bianchi ha ricordato, tra l'altro, che «se oggi ci sentiamo liberi, se possiamo dare alla parola libertà il suo significato vero e profondo, dobbiamo ringraziare tutti coloro che allora si impegnarono per la loro e per la nostra liberazione».
L'orazione ufficiale è stata poi tenuta dal professor Bruno Ziglioli, docente di Storia contemporanea. Un discorso che ha dato ampio spazio alla lettura critica che alcuni, come Giampaolo Pansa, fanno della Resistenza. «Spesso - ha detto il professore - oggi nel discorso pubblico, in televisione, sui giornali, su alcuni libri, il valore di quella scelta, di quel coraggio, di quello spirito di sacrificio (dei partigiani ndr) viene messo in discussione. Secondo alcuni occorrerebbe ridimensionare, o quantomeno relativizzare, la portata storica della Resistenza italiana. Si ascolta poi spesso un richiamo insistente alla necessità di creare una 'memoria condivisa", richiamo che a volte sembra invece nascondere in realtà l'invito a una 'smemoratezza patteggiata", a un azzeramento delle identità». Secondo il docente universitario, tale tentativo passa attraverso la «rappresentazione bonaria» del fascismo, contrapposto al mostro nazista, e la descrizione dei 20 mesi di guerra di liberazione come una «barbarie collettiva».
«Questi tentativi di sminuire o relativizzare il movimento partigiano non tengono conto dei veri imperativi morali che sono stati alla base della scelta di tante donne e di tanti uomini della Resistenza e che li distinguono nettamente da chi scelse Salò» dove si combattè «per una causa sbagliata».