«Ho ucciso col coltello da picnic»

NAPOLI. Una soffiata aveva messo gli investigatori sulle sue tracce. E ieri il ventenne del rione Sanità Pietro Canestrelli, dopo una settimana da primula rossa, si è costituito. E' stato lui secondo la procura di Napoli a sferrare la coltellata mortale che ha ucciso nel giorno di Pasquetta il 23enne Giovanni Tagliaferri durante una lite tra due gruppi di giovani scoppiata per l'apprezzamento a una ragazza.
Incensurato, il presunto omicida non ha legami con ambienti criminali ed è figlio di commercianti del centro storico di Napoli. Una vita e una famiglia «normale» la sua, due sorelle e un lavoro nella macelleria del padre. Con tutta probabilità non aveva intenzione di uccidere: il suo fendente aveva colpito la gamba sinistra di Tagliaferri, recidendo l'arteria femorale.
Canestrelli ha raccontato la sua versione dei fatti sostenendo che la sera del delitto, il giorno di Pasquetta, era sbarcato al porto dopo la gita a Capri con la sua comitiva di tre coppie. Lungo la strada da una auto con a bordo quattro giovani erano partiti apprezzamenti nei confronti di una ragazza del gruppo. La reazione, la lite e Tagliaferri, secondo le testimonianze raccolte dalla polizia, nel tentativo di fare da paciere è stato colpito da più coltellate verso la parte bassa del corpo. Il ragazzo è morto in ospedale per emorragia mentre il suo carnefice si dava alla macchia. Il coltello non è stato ritrovato, Canestrelli ha detto di averlo comprato proprio quel giorno sull'isola per servirsene nel picnic. A convincerlo a costituirsi non solo la pressione degli inquirenti ma anche la volontà dei genitori. «Gente perbene» hanno sottolineato gli investigatori, che hanno raccontato il dolore della mamma. Alle forze dell'ordine ha detto: «Non sapete quanto vorrei abbracciare la madre del ragazzo ucciso». (f.f.)