In parlamento i tempi sono ancora lunghi


ROMA. Nel calendario della Camera non c'è traccia della legge sul testamento biologico. Almeno fino a giugno. Dalla mattina dopo l'approvazione al Senato, il 26 marzo, si era capito che quelle norme restrittive sarebbero finite nei cassetti delle commissioni competenti in attesa di tempi migliori.
Dopo l'appello di Paolo Ravasin, ora si rischia come nel caso di Eluana Englaro una lunga odissea per le aule di tribunale.
«Un documento di alto valore politico, dice la radicale Emma Bonino, che riporta il problema del biotestamento nel suo ambito naturale, quello dalla libertà». «Dopo i furori etici - ha aggiunto - ora per fortuna il parlamento riflette e spero che ascolti non solo teologi e scienziati ma soprattutto i cittadini malati». Il disegno di legge nato dal testo Calabrò, infatti, pur prevedendo l'esclusione di idratazione forzata e alimentazione dai trattamenti sanitari, non è ancora legge dello stato avendo passato l'esame di una sola camera.
Di un approdo nell'aula di Montecitorio per ora non si parla e sicuramente, essendo il tema cosi delicato sia per la maggioranza che per il Pd, tutto è rinviato a dopo le elezioni europee e non stupirebbe neppure uno slittamento all'autunno. Come accade spesso, la pausa di riflessione non è stata decisa a tavolino ma i malumori dei laici, specie del Popolo della Libertà alla Camera, suggeriscono cautela.
Al Parlamento i suggerimenti al rispetto delle libertà della persona sancite dalla Costituzione sono arrivate anche dalla Consulta. Di sole poche settimane fa, la parziale bocciatura delle norme della legge 40 che regola la procreazione assistita, e fortemente condizionata dalle pressioni dei cattolici. Quel giorno anche il presidente della Camera Fini aveva posto l'accento sui rischi costituzionali di una legislazione fondata su principi etici e religiosi.
Il ricorso alla Corte Costituzionale oltre che ad un referendum abrogativo nel caso delle norme sul fine vita approvate al Senato, era stato evocato proprio dal senatore del Pd Ignazio Marino.
La Costituzione non consente di imporre trattamenti sanitari contro la volontà del paziente e, secondo autorevoli esperti, le norme del disegno di legge Calabrò sarebbero in forte contrasto con questi principi. «Si finirà nuovamente in tribunale» aveva preannunciato Marino, bocciando il testo approvato dal Senato. E con molta probabilità succederà cosi perché senza una legge specifica in materia, quella volontà espressa in maniera chiara e drammatica da Ravasin, assume un valore forte anche davanti ai giudici. Anche senza risposte chiare da parte del Parlamento.

Nicola Corda