E a Treviso si dipinsero tutti di nero

ROMA.L'ultima figuraccia i tifosi della Juventus l'avevano fatta su scala europea, il 10 marzo, Juve-Chelsea. Altri «buuu» razzisti contro l'attaccante ivoriano Didier Drogba. C'è un'inchiesta Uefa. Il caso più clamoroso in Spagna a Saragozza, giusto un anno fa, con l'attaccante del Barcellona, il camerunense Eto'o, beccato a lungo. Alla fine è andato dall'arbitro e gli ha detto: «O smettono o me ne vado». L'arbitro ha sospeso la partita, l'altoparlante ha diffuso un appello a smettere con i cori, e il match è regolarmente ripreso (vittoria 2-0 per il Barça).
A Roma c'è l'Osservatorio su razzismo e antirazzismo nel calcio. L'ultimo rapporto è del 2007, venivano prese in considerazione le stagioni 2005-6 e 2006-7. Tutti i campionati, perché il razzismo non è solo quello delle grandi platee, anzi, nei campi più sperduti ci sono episodi dove dai cori si passa spesso all'intimidazione se non alle botte. In totale nel rapporto si segnalavano 134 episodi.
Il 2005 fu anche l'anno di Messina-Inter, con i tifosi nerazzurri in trasferta a insultare l'ivoriano Zoro. Al 21' della ripresa il difensore messinese prese il pallone sotto braccio e si avviò all'uscita. «Basta, non si gioca più». Adriano lo convinse a restare.
Ma il razzismo è ovunque. Il campione rossonero Gullit in Versilia fu fatto allontanare da un negozio perché scambiato per un ambulante: «No, vai via, non si vuole niente». Ogbonna, del Torino, fu insultato in allenamento da un detenuto del carcere minorile che gli gridò frasi razziste attraverso le sbarre.
Stephen Makinawa, ora al Chievo, quando era a Reggio Emilia fu fermato con l'abbonamento scaduto sul bus. «Vado a fare il bancomat e pago la multa», disse. Niente, il controllore gli sequestrò il bancomat e lo portò dai carabinieri. Alla fine tante scuse ma il danno ormai era fatto.
Il problema è che non sempre c'è solidarietà fra compagni. In controtendenza un episodio del 2001, a Treviso. Akeem Omolade, nigeriano, 18 anni, era stato beccato dai suoi tifosi. La successiva sfida in casa, ultima di campionato, i suoi compagiocarono con la faccia dipinta di nero. Omolade segnò anche un gol. Inutile, perché il Treviso era già retrocesso. In tribuna l'allora sindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini. Il commento non fu di quelli che smorzano i toni: «Le facce dipinte di nero? Mi pare che sia il colore della vergogna per la retrocessione». Quando la politica si mischia con lo sport è sempre male per lo sport. (a.ce.)