«Quelle lastre sono un incubo»
CASTEGGIO. Da quando sono arrivati ad abitare in questa casa in via Coralli a Casteggio, una vecchia cascina riattata in un nuovo edificio ripartito in più appartamenti destinati ai componenti della famiglia, tengono chiuse le finestre rivolte a nord: davanti a loro c'è un capannone privato in disuso e coperto da lastre d'amianto. Amianto ridotto in pessime condizioni.
Amianto che nessuno ha provveduto finora né a sottoporre ad una procedura di incapsulamento, né tanto meno a togliere. «Questa casa era di mia suocera - racconta Vittorio Fontana ingegnere meccanico da 50 anni esperto di volo - quando con mia moglie l'abbiamo sistemata dal 1997 al 2000, lo abbiamo fatto perché ci piaceva venire a vivere a Casteggio. Mai ci saremmo aspettati però di dover convivere con questo pericolo proprio davanti alle finestre di casa».
Ci accompagna lungo il corridoio di casa dove le finestre sono sempre chiuse tranne qualche minuto al mattino per le pulizie, come spiega la moglie, e la sensazione è di trovarsi in gabbia. «Avremmo voluto procedere bonariamente - commenta l'ingegnere - ma ci sentiamo presi in giro. Dal 2000 non hanno ancora provveduto a smaltire queste lastre davanti a casa». I signori Fontana hanno contattato anche l'architetto Roberta Stella che aveva fatto alcuni sopralluoghi iniziali accompagnando i proprietari e aveva assicurato che si sarebbe provveduto. Anche nei giorni scorsi, sempre tramite il professionista, i signori Fontana hanno ancora una volta sollecitato un intervento risolutivo.
Per ora nulla è stato fatto e il tetto resta li, ancora più abbandonato da quando, un paio di anni fa, ha chiuso l'ultima attività che aveva sede in quei locali, un elettrauto. Da due anni, infatti, è presente un cartello «affittasi» ma senza che mai nessuno sia subentrato. «Ci credo; chi arriva si trova qui la sorpresa di un tetto in amianto da bonificare - commenta l'ingegner Fontana - e intanto però continuiamo a trovarci con questo problema davanti a casa e a dover tenere metà abitazione chiusa e al buio per evitare di fare entrare in casa le fibre che rilascia questo tetto. Due anni fa quando ci fu una notte di vento e tempesta, volò via un grosso pezzo di onduline che fini sul marciapiede di via Emilia, poi non l'abbiamo visto perché qualcuno ha provveduto a portarle via, ma non abbiamo visto chi fosse». I coniugi Fontana si sono rivolti anche in Comune, o ma trattandosi di proprietà privata, il Comune non avrebbe modo di intervenire nonostante l'indubbia pericolosità del contesto. «Noi chiediamo di poter vedere risolto questo problema - concludono i coniugi Fontana - a se la situazione resta cosi ci vediamo costretti a fare una segnalazione ufficiale sia all'Asl che all'Arpa».
MiriamPaola Agili