Brividi a Valenza dopo il colpo

VALENZA-«Questa rapina è un po' come un terremoto. E' stato un episodio anomalo, che capita una volta ogni dieci anni. Ma dopo un terremoto non bisogna far dormire tutti gli italiani fuori casa. O no?». Il sindaco Gianni Raselli invita gli orafi alla calma: «La nostra è sempre stata una città tranquilla, e lo è ancora». A Valenza, dopo il colpo di Pasquetta ai danni della ditta Luigi Coppo, dove sono stati rubati 500 chili d'oro per un valore di dieci milioni di euro, la scossa si sente ancora. E mentre le indagini proseguono - sembra che si cerchino quattro rapinatori professionisti, italiani, sulla quarantina, ma i Carabinieri sono parecchio riservati - in città non si parla d'altro. Ma il sindaco avverte: «Non bisogna farsi prendere dall'insicurezza: se guardiamo le statistiche, viene fuori che casi come questi, in città, sono più che mai sporadici».
Casi sporadici». In che senso, sindaco? «Negli ultimi anni - risponde Raselli - c'è stato il colpo alle Poste, qualche furto in banca compiuto da balordi che hanno portato via 5-10 mila euro di refurtiva, e poi qualche rapina ai danni degli orafi. Ma di questi casi, quasi l'80 per cento è stato poi risolto dalle forze dell'ordine. Per questo parlare di allarme sociale è fuorviante». E la rapina di Pasquetta? «Per quanto ne so sembra un evento pianificato nei minimi dettagli da professionisti, quasi scientifica - comenta il sindaco -. Ma di solito, ripeto, qui a Valenza questo non succede. Pensiamo a Casale monferrato: nell'ultimo mese e mezzo ci sono state più di dieci 'spaccate" ai danni dei negozi. Qui, invece, la situazione è molto diversa».
A quegli imprenditori che chiedono più forze dell'ordine, il sindaco risponde: «Qui polizia e carabinieri fanno già tantissimo. Se ce ne manderanno di più ben vengano, ma non credo che la situazione italiana lo consenta. Agli orafi voglio dire che sono dalla loro parte, e che il problema principale è la crisi: speriamo che l'economia riparta. Quanto alla rapina, ripeto: è stato un episodio anomalo».
Tra gli orafi, serpeggia un po' di preoccupazione. «Siamo preoccupati, questo episodio ci ha sconcertato per la cifra e per la modalità della rapina - commenta il presidente dell'Associazione orafa valenzana Bruno Guarona - ma qui in città ci sono 1.200 aziende che operano nel settore, con sistemi di allarme adeguati. Insomma, la sicurezza è buona. Un fatto simile, cosi eclatante, non è mai successo. Inoltre conosco e stimo Pier Giuseppe Ponzano: senz'altro i banditi l'avranno controllato. Ecco, il mio consiglio ai soci è questo: cercate di non essere abitudinari».
«Io conosco benissimo Pier, è una persona stimata e professionale - racconta un imprenditore membro dell'Associazione orafa che preferisce restare anonimo - lavoro con lui da tredici anni, e so che lui va in ditta ogni mattina a quell'ora, è un grande professionista. Quanto alla quantità di oro rubato, non può stupire chi lavora nel nostro settore: è una cifra normale per un banco metalli. Bisogna provare a trovarsi una pistola puntata addosso. Ci vorrebbe più polizia, più servizi d'ordine, e una cintura di controllo esterna alla città. Ora è come il far west: i banditi potrebbero fuggire da strada Astigliano per Valmadonna, o dal ponte di ferro costeggiando il Po fino a Bassignana. Insomma, non è vero che la città è cosi protetta». Altri, invece, sono più cauti: «Valenza è sempre stata abbastanza sicura: ci sono quattro entrate e quattro uscite - spiega un altro orafo, Pino Manna - per cui si fa presto a bloccarle. Si, forse oggi c'è più insicurezza rispetto al passato. Ma non è ancora un allarme».
Erica Manna