Ieri l'addio al giovane papà

VIGEVANO.Una folla commossa di parenti, amici, colleghi di lavoro ha dato l'ultimo saluto, ieri mattina, nella parrocchia di Fatima, a Pier Paolo Fiscella, 33 anni, giovane padre di famiglia morto nella giornata di venerdi, in ospedale, di meningite. Una infezione da pneumococco, batterio che colpisce solitamente le vie respiratorie, che però non provoca pericoli di contagio, ma che nel giro di poche ore ha portato al decesso del giovane papà. Alle 11.30 il sagrato della parrocchia di corso Torino era gremito di persone, amici e parenti, venuti a piangere, insieme alla famiglia, la sua scomparsa. Pier Paolo Fiscella, originario di Crescentino, in provincia di Vercelli, di professione perito chimico, si era trasferito a Vigevano nel 2004 e lavorava al settore controllo qualità dello stabilimento «Rohm and Haas» di Parona. Un silenzio commosso, pieno di dolore, ha abbracciato i famigliari ed i parenti stretti, che hanno accompagnato il feretro all'interno della chiesa prima, e al cimitero cittadino poi, al termine della funzione. Pier Paolo lascia i genitori, Rosa e Oreste, la sorella Tiziana, la moglie, Daria Dondena, e la piccola Cecilia, di appena 15 mesi. Una scomparsa improvvisa, che genera angoscia. Specie, come ha detto don Gabriele Leonardi, parroco di Fatima, durante l'omelia «quando chi ci lascia è tanto giovane. La morte è un qualcosa che distrugge la nostra esistenza, che ci rende incapaci, noi amanti della vita, di accettare questa realtà». Che provoca angoscia e rabbia, che rende impotenti. «Con la preghiera - ha continuato don Leonardi - affidiamo il nostro fratello Pier Paolo al Signore, e gli chiediamo la forza di farci sopravvivere a questo momento tanto difficile e doloroso. Se lui fosse qui, direbbe ai suoi parenti, ai suoi famigliari, ai suoi amici, di non piangere». Una speranza che viene riaccesa, al pensiero e alla preghiera che «Pier Paolo vive in tutti noi, vive nei nostri cuori, vive nella luce del Signore, ora, accolto in Paradiso, e di chiedere insieme la forza e il dono di superare questo momento, di avere la consapevolezza che ora è nella luce del Signore, e che lo riabbracceremo».
Ilaria Cavalletto