«E' morta, ora non mi laureo più»

GARLASCO.«Stia attenta che non le sequestrino stampelle, macchine e biciclette». Lo dicono le intercettazioni: parlando al telefono nei mesi dopo il delitto, Alberto Stasi spara a zero su Stefania, diventata molto amica di Chiara. Anche Alberto la conosceva: li hanno anche lasciati da soli in una stanza 'microfonata" della caserma, il 17 agosto 2007, giorno prima del funerale. Stefania racconterà poi ad Alberto Duval (Tg5) in un'intervista - mai trasmessa, ma acquisita agli atti di indagine - di aver chiesto a Stasi perché, trovato il corpo, è scappato via senza toccare la fidanzata. E lui: «Ero sotto choc». E poi, lucidamente preoccupato: «Sarà un caso mediatico, adesso non mi laureo più. Nessun commercialista mi assumerà mai». Si diffondono nei primi tempi voci, per cui Alberto non avrebbe gradito la presenza di Stefania vicino a Chiara: «E questi mi ha fatto molto male» dice la cugina. Nelle chiamate poi intercettate con parenti e amici, Alberto spara a zero sulla cugina della vittima: insinua che la stampella (usata all'epoca da Paola, gemella di Stefania), sia l'arma del delitto. E che sia dei Cappa la bici nera, vista da un vicino in via Pascoli il 13 agosto. Stasi sbeffeggia anche una presunta perquisizione a casa Cappa: «Tre scontrini! Ma quella è una perquisizione?». E ancora: «Non mi parlare di quelle li (le gemelle Cappa). Mi viene la pelle d'oca, altro che fotomontaggio». Si riferisce alla foto ritoccata delle gemelle con Chiara, diffusa dalle stesse cugine due giorni dopo il fatto. E ancora: quando si sa che a villa Poggi è stato trovato un capello tinto, spera che sia di Stefania: «Lo controllano? Magari...». Stefania Cappa è una delle pochissime persone, come sottolinea il pm Muscio nella sua requisitoria, che Chiara frequentava nelle ultime settimane di vita. Oltre ai genitori e al fratello, nel tempo libero vedeva solo lei e Alberto, suo fidanzato da quattro anni. (a.m.)