Bernardino il fondatore dei Monti di Pietà

PAVIA. Non solo San Siro e Sant'Agostino ma moltissimi altri santi adesso magari meno noti che però i fedeli hanno venerato nel corso dei secoli. Vogliamo passare in rassegna le varie figure per raccontarle ai nostri lettori. Stavolta ci fermiamo nella basilica del Carmine: la quinta cappella a sinistra custodisce le spoglie di San Bernardino da Feltre ed espone una tela del pittore Faruffini dedicata al beato che distribuisce il pane ai poveri.

di Sisto Capra
Si chiamava Martino Tomitano ed era nato nel 1439 a Feltre, oggi in provincia di Belluno, ma nella Chiesa pavese è noto come il Beato Bernardino da Feltre. È passato alla storia anche per essere stato il fondatore dei Monti di Pietà. Studente a Padova, entrò nell'ordine francescano nel 1456. Divenne sacerdote nel 1463. Cominciò il ministero della predicazione nel 1469 a Mantova e dal 1471 divenne noto e ricercato. Anche con il rischio di perdere la vita e attirandosi l'inimicizia dei governanti, combatté la licenziosità e l'usura, adoperandosi negli ultimi dieci anni per l'istituzione dei Monti di Pietà. Famose anche le sue polemiche con gli ebrei per via del prestito a interesse. La Chiesa pavese lo celebra il 28 settembre, essendo morto a Pavia in quel giorno del 1494, all'età di 65 anni. Il suo corpo è custodito dal 1939 nella quinta cappella di sinistra della chiesa di Santa Maria del Carmine. Prima era sepolto nel convento San Giacomo fuori le mura, dal quale proviene la lapide sepolcrale. Lo ricorda anche una tela del 1859 di Federico Faruffini, che lo immortala nell'atto di distribuire il pane ai poveri in San Michele. Un'opera che era stata commissionata dal panettieri, del quale il Beato Bernardino da Feltre era patrono.
Primogenito del nobile e facoltoso Donato Tomitano e di Corona Rambaldoni, il beato fu battezzato col nome di Martino. Assunse quello di Bernardino in onore dell'apostolo senese, di cui rinnovò la prodigiosa attività di predicatore, entrando il 14 maggio 1456, a Padova, tra i Frati Minori Osservanti della provincia veneta. Il nome Bernardino deriva dal tedesco e significa 'ardito come un orso".
Fanciullo d'ingegno precoce, avido di letture, fece rapidi progressi negli studi umanistici, tanto che a undici anni leggeva e parlava il latino con facilità. l suo destino si compi quando si intrattenne a predicare a Padova il francescano Giacomo della Marca, discepolo di Bernardino da Siena. La sua parola fini per convincerlo e Bernardino prese l'abito dei Minori. Invano il padre andò a trovarlo per distoglierlo dal proposito: Bernardino, infatti, lo persuase che quella era la sua vocazione. Finito il corso di teologia a Venezia, fu ordinato sacerdote nel 1463. Dopo aver insegnato grammatica per alcuni anni, il capitolo provinciale veneto lo nominò predicatore. Da quell'anno (1469) fino alla morte non cessò di predicare e percorse l'Italia centro-settentrionale, da Trento a Milano e da L'Aquila a Roma. Trovandosi spesso in frangenti difficili per le avverse condizioni atmosferiche, la fame, i pericoli di guerre, le espulsioni da parte dei principi, l'odio degli usurai e degli ebrei, e perfino per l'indiscreto zelo di devoti, che minacciavano di calpestarlo quando non era protetto da armigeri. Bernardino tenne ventitré Quaresime, cioè una ogni anno, a partire dal 1470, eccetto il 1472 (era infermo). Stupiva i contemporanei che un uomo cosi fragile come Bernardino potesse avere tanta resistenza agli strapazzi: egli era di statura esigua, amava firmarsi nelle lettere piccolino, di salute delicata, spesso ammalato e minato dalla tisi che lo condusse a morte. Le sue prediche attiravano uditori senza numero e se lo contendevano le città più illustri, ricorrendo anche al papa per averlo. Bernardino è parlatore vivo: come Bernardino da Siena, dialoga col popolo, racconta spigliatamente, lancia argute sferzate che vanno al segno. Lotta contro gli sfacciati costumi delle donne, le ingiustizie legali, le usure; esorta ai Sacramenti, alla devozione alla Madonna (della quale difende apertamente l'immacolato concepimento), all'amore per il prossimo, specialmente verso i poveri indifesi.
Promotore dei Monti di Pietà (ne apri a Mantova nel 1484, a Padova nel 1491, a Crema e Pavia nel 1493, a Montagnana e Monselice nel 1494), nonostante la forte opposizione della maggior parte dei suoi confratelli, sostenne, da esperto giurista, che era lecito esigere il pagamento di un modesto interesse sul mutuo, necessario al funzionamento della organizzazione bancaria. Contro l'usura fu inflessibile. Nella liturgia della messa del 28 settembre della diocesi Pavia, la seconda lettura è un brano tratto dal Sermone quaresimale di Bernardino da Feltre, pronunciato nel 1493. Una grave lotta sostenne a Trento nel 1476 quando accusò gli ebrei di strozzinaggio e al fondo della sua drammatica cacciata da Firenze, in una notte della Quaresima del 1488, ci fu il risentimento della Signoria contro quel frate, debole di corpo ma coraggioso d'animo, che aveva denunziato le angherie fatte alla povera gente da prestatori senza coscienza. In nessun caso Bernardino fuggi le responsabilità del suo ministero: fu cacciato da Milano dal duca Ludovico il Moro (1491) perché aveva confutato in pubblico dibattito un astrologo, favorito del principe.
Bernardino incontrò sereno la morte a Pavia il 28 settembre1494, avendo interrotto pochi giorni prima del trapasso la predicazione, a causa dell'aggravarsi del male. Venerato subito dal popolo, il suo culto fu confermato nel 1654 per l'Ordine francescano e le diocesi di Feltre e Pavia.
Il Monte di Pietà o banco dei pegni è una istituzione finanziaria nata verso la fine del XV secolo su iniziativa dei Francescani per erogare prestiti di limitata entità in cambio di un pegno. La funzione del monte di pietà era quella di finanziare persone in difficoltà fornendo loro la necessaria liquidità. A tal fine per il loro funzionamento i beneficiari fornivano in garanzia del prestito beni di valore che si vedevano restituito quando ripianavano il debito. Per questa loro caratteristica si rivolgevano alle popolazioni delle città, dove tanti vivevano in condizioni di pura sussistenza. I contadini, infatti, di norma non avevano nulla da impegnare se non semenze ed utensili da lavoro. Alla loro istituzione fu molto acceso il dibattito sull'imposizione di un tasso d'interesse. Alcuni, infatti, lo consideravano inammissibile, perché vietato dal Vangelo di Luca.