Il grido di Epifani: «Il governo deve fare di più»
ROMA. «È una soddisfazione aver riempito nuovamente la piazza e non era scontato». Guglielmo Epifani dal palco rosso si gode il colpo d'occhio del Circo Massimo gremito da centinaia di migliaia di persone: «Una delle più grandi manifestazioni di sempre». Il ricordo corre al 23 marzo 2002. «Per noi tutti oggi è un grande motivo di orgoglio ed emozione tornare qui insieme, qui dove tre milioni di persone scrissero una pagina che nessuno ha scordato».
La Cgil di oggi, che si schiera in difesa dei lavoratori colpiti dalla crisi economica e contro le politiche del governo Berlusconi, non sembra isolata nel paese reale: propone un tavolo anticrisi immediato e un referendum a Cisl e Uil sul modello contrattuale. «Il tempo ci ha dato ragione - ha detto il segretario generale della Cgil nel suo comizio - la crisi si profila lunga, profonda e sta investendo molti settori». E «molti dei lavoratori che sono qui, ai quali va l'abbraccio della Cgil, non sanno come andrà l'accordo sugli ammortizzatori sociali ora che le 52 settimane di cassa integrazione stanno per finire». La Cgil si chiede allora con questa manifestazione imponente - ma lo ha già fatto con lo sciopero generale del 12 dicembre e quello dei metalmeccanici e degli statali del 13 febbraio - «perché il governo non fa di più. Perché oltre agli aiuti alle banche ha deciso di dare aiuto al Paese solo per 4,1 milioni di euro».
Serve dunque un confronto reale, «un tavolo vero - dice Epifani - per affrontare in modo serio ordinato e coerente la crisi. E si tratta di una richiesta che non è un sfida ma una richiesta per verificare di avere un vero confronto». Perché una crisi cosi vasta e profonda, con un Pil che scenderà del 4% quest'anno «non può essere affrontata né con battute né con misure non all'altezza. Lo dico con il cuore in mano, ma dietro queste cifre ci sono milioni di persone e molte imprese. Un calo di queste dimensioni non vuol dire tornare a sei-sette anni fa ma è un ritorno nel vuoto». Non può il governo «aspettare che passi la nottata perché è come sarà questa nottata che dipenderà come sarà il nuovo giorno».
Il segretario ha messo in fila le richieste immediate: anzitutto la politica industriale e gli investimenti, soprattutto nelle aree di crisi e del Mezzogiorno. In secondo luogo «discutere la congruenza e la capacità degli ammortizzatori sociali ed avere il blocco effettivo dei licenziamenti per la durata di questa crisi». Il terzo punto è quello del reddito di anziani e pensionati «che sono i grandi dimenticati di questa crisi». Infine, ricorda Epifani, «vorremmo poter discutere delle questioni fiscali e della restituzione del drenaggio fiscale a chi fa il proprio dovere».
La mobilitazione della Cgil è stata anche promossa per contestare l'accordo separato sulla contrattazione firmato da Cisl e Uil col governo: «Abbiamo ragione noi. La contrattazione collettiva non può essere sostituita da niente. Siamo pronti a un nuovo referendum vincolante e a discutere sui temi della rapprsentatività». Epifani non ha calcato la mano su Bonanni e Angeletti e ha, anzi, rilanciato la necessità dell'unità perché «sulla crisi anche Cisl e Uil non possono non essere d'accordo». La divisione «non può proseguire perché la crisi è un problema di tutti. Davanti alla situazione attuale abbiamo bisogno di riaffermare il peso del sindacato confederale». Una sintonia anche con l'appello lanciato dal segretario del Pd Franceschini che ha partecipato a uno dei cinque cortei: «Alla Cgil dico che è giusto scendere in piazza ma che non bisogna farlo mai contro gli altri sindacati. Ora è necessario aprire una stagione di unità e superare le divisioni».