La sfida della nuova Nato passa da Kabul

STRASBURGO.Anders Fogh Rasmussen, 56 anni, sarà dal primo agosto prossimo il dodicesimo segretario generale della Nato e il primo danese a ricoprire questa carica, in sostituzione dell'olandese Jaap de Hoop Scheffer, il cui mandato scade a fine luglio. «E' con grande piacere che posso annunciare la decisione dei leader dei Paesi Nato di nominare il premier danese Anders Fogh Rasmussen nuovo segretario generale della Nato», ha annunciato Scheffer al termine del Vertice per i 60 anni dell'Alleanza, conclusosi a sorpresa con la luce verde della Turchia che contro Rasmussen aveva minacciato il veto e fatto fallire il primo confronto tra i 28 di venerdi sera. «Rasmussen è l'uomo che può portare avanti la trasformazione della Nato e guidare l'Alleanza nelle sfide del ventunesimo secolo», ha commentato Scheffer, esprimendo grande soddisfazione per una decisione presa alla fine «all'unanimità», come vuole la regola del consenso generale che vige nell'organizzazione.
«E' un uomo con un'eccellente reputazione, sono sicuro che è l'uomo giusto per guidare la Nato», ha commentato il presidente Usa Barack Obama, indicato dal premier turco Recep Tayyip Erdogan e dal presidente turco Abdullah Gul come l'artefice dell'accordo. «Le garanzie date da Obama alla Turchia hanno permesso questo risultato», ha detto Gul in un incontro stampa a Strasburgo, nel corso del quale ha ringraziato anche il premier Silvio Berlusconi che «ha lavorato molto» per raggiungere l'intesa.
La Turchia avrebbe ottenuto la promessa di ricoprire «un'alta carica». Pubblicamente, Erdogan ha rimproverato al premier danese la mancata censura delle vignette contro l'Islam e Maometto che, più di tre anni fa, furono duramente contestate anche con manifestazioni di piazza nei Paesi islamici e la tolleranza delle autorità danesi verso una tv curda a Copenaghen che le autorità turche considerano una base degli indipendentisti del Pkk.
E' stato un vertice destinato, in qualche modo, a passare alla storia dell'Alleanza Atlantica e a segnare un spartiacque nella sua politica strategica. La riunione di Strasburgo-Kehl, sul confine franco-tedesco, in una giornata carica di gesti simbolici e contri di piazza, tiene a battesimo la nascita della nuova Nato.
Barack Obama al termine delle conferenze stampa riceve l'applauso dei giornalisti (è successo a Londra e si è ripetuto a Strasburgo) e sembra davvero avere il carisma e lo spessore per poter indicare la strada da seguire per affrontare le sfide di inizio millennio. Questa Alleanza - che ritrova la Francia nel comando integrato e che accoglie tra i suoi membri l'Albania e la Croazia - ha anche un duro banco di prova sul quale testare le sue nuove ambizioni.
Sarà in Afghanistan che la Nato dovrà dimostrare di poter reggere l'urto di una sfida quasi impossibile, sarà li che si gioca un pezzo del futuro che ha cominciato a costruire ieri. Cinquemila nuovi soldati (524 dall'Italia) arriveranno entro l'estate per rafforzare il contingente, per garantire la regolarità delle elezioni e per appoggiare la nuova politica nel Paese, fatta anche di dialogo politico, ricostruzione civile, coinvolgimento dei Paesi vicini, con Pakistan e Iran in cima alla lista. L'obiettivo prioritario rimane comunque la sconfitta di Al Qaida, ha ricordato Obama lanciando un messaggio preciso, da comandante in capo, ai suoi alleati: si deve andare avanti tutti insieme, gli sforzi - e i sacrifici - devono essere collettivi. Su questo devono riflettere bene i partner dell'Alleanza senza aspettarsi una passeggiata nell'ombra dei militari a stelle e strisce.