Garlasco, bancario ferito dai rapinatori


GARLASCO.Un bancario svenuto per un'ora, forse anche narcotizzato, dopo aver sbattuto la testa contro un'inferriata. E (almeno) un bandito in fuga con 40mila euro che dovevano riempire il bancomat. Ma molto resta da chiarire, per la rapina di ieri alla filiale Sanpaolo di corso Cavour. Ad esempio, come una o più persone abbiano potuto scendere indisturbate in un'area protetta e non aperta al pubblico. E poi, uscire dalla banca con una quantità di contanti rubati. L'impiegato, un 55enne che vive a Zinasco, è sceso verso mezzogiorno nel seminterrato con il denaro da inserire nel bancomat. Dopo un'ora, non vedendolo risalire i colleghi sono andati a controllare: lo hanno trovato a terra svenuto. Da quanto ha poi ricordato, l'hanno aggredito alle spalle. facendogli sbattere la testa contro un'inferriata di protezione. Almeno secondo la versione ufficiale, da quel momento non ricorda più nulla. Quindi, neanche se gli aggressori fossero uno o più. In ogni caso sono riusciti ad arrivare, senza che nessuno li fermasse, fino al locale dal quale si accede al bancomat. Dove appunto c'era l'impiegato che stava inserendo le banconote. Il bancario è stato poi trasferito dalla Cri di Gambolò al Pronto soccorso di Vigevano. Lo hanno medicato e dimesso nel tardo pomeriggio con lievi escoriazioni e 10 giorni di prognosi, conclusi gli accertamenti radiografici per escludere danni gravi. Quando i dipendenti della filiale si sono accorti della rapina sono stati avvertiti i carabinieri, ma i banditi avevano ormai un forte vantaggio. Sono partite le indagini sul nuovo colpo in banca messo a segno in Lomellina. Le immagini delle telecamere interne ed esterne alla banca saranno particolarmente utili, per trovare gli autori della rapina. E cercare di capire come abbiano messo a segno un colpo che ha una dinamica particolare. E presuppone una perfetta conoscenza dei locali interni alla banca, dove in quel momento c'erano diversi dipendenti e clienti. L'uomo si è fatto medicare al Pronto soccorso di Vigevano. Dice una collega: «Non se la sente di parlare, è stata una brutta esperienza».

A. Mangiarotti e P. Vincenzi