Unità italiana porta in salvo 363 clandestini

ROMA. Almeno 200 dispersi, 21 cadaveri recuperati e 363 persone tratte in salvo. Sono i numeri dell'ultima, ennesima, ecatombe del mare consumatasi al largo delle coste libiche. Tre imbarcazioni stipate di migranti di origine africana, sono naufragate a causa dei forti venti dei giorni scorsi. Una quarta «carretta» in difficoltà è stata soccorsa da un'unità italiana: «Una scena cosi l'avevo vista soltanto in tv» ha raccontato il comandante. In base alle prime ricostruzioni, la sera di sabato 28 marzo i tre barconi sovraccarichi di disperati sono colati a picco in seguito al forte vento.
Per il momento sono state tratte in salvo 23 persone mentre di altre 21 sono stati recuperati i corpi senza vita. Secondo quanto reso noto dall'agenzia egiziana Mena, tutti i clandestini erano diretti in Italia. Pare che le imbarcazioni fossero partite da Sid Belal Janzur, un sobborgo di Tripoli e che siano affondante dopo tre ore di navigazione, 30 chilometri al largo della Libia. I naufragi sono avvenuti vicino ad alcune piattaforme petrolifere, ma la successione temporale degli eventi non è ancora chiara: lunedi le autorità libiche si erano limitate a confermare che tra sabato e domenica erano affondate due navi e che si temevano centinaia di dispersi. Una quarta imbarcazione è rimasta danneggiata poco dopo la partenza. I suoi 363 passeggeri (tra cui anche 15 siriani, 5 indiani, due pachistani e 66 del Bangladesh) sono stati soccorsi e salvati da un rimorchiatore italiano al largo delle coste libiche. Secondo quanto riferito dal comando generale delle Capitanerie di Porto, l'allarme è scattato la sera del 28 marzo e l'intervento di soccorso, condotto insieme alle autorità libiche, si è concluso domenica pomeriggio, quando il barcone è stato rimorchiato fino al porto di Tripoli con tutti gli occupanti sani e salvi.
Protagonista dell'operazione di soccorso è stato il rimorchiatore italiano Asso 22, di 75 metri, iscritto a Napoli, che normalmente assiste tre piattaforme petrolifere al largo della Libia. «Il peschereccio - ha raccontato ieri il comandante Francesco Barraco - era pieno zeppo, non c'era uno spazio libero in coperta, ogni angolo era occupato da immigrati e anche all'interno c'erano decine di persone, sembrava una scena di quelle che si vedono soltanto in televisione».
L'Asso 22 ha informato dell'accaduto la società armatrice a Napoli nella mattina di domenica, dunque ad intervento ancora in corso, ma alle autorità italiane la vicenda sarebbe stata comunicata solo ieri mattina.
«Il Mediterraneo è ormai una trappola mortale» ha detto ieri il segretario generale del Consiglio d'Europa, Terry Davis, lanciando un appello alle coscienze dei governanti europei per fermare i viaggi della disperazione e le continue stragi del mare. Un appello alla solidarietà e alla compartecipazione internazionale è arrivato anche dal ministro dell'Interno Roberto Maroni. L'alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha poi espresso shock e profonda tristezza per quest'ultima tragedia dell'immigrazione. Dal canto loro i vescovi italiani hanno ribadito, per bocca del segretario generale della Cei Mariano Crociata, che «chi arriva sul territorio nazionale va accolto, accompagnato, trattato come una persona».