La Fiat vola in Borsa con Chrysler
ROMA.C'è un mese di tempo per mettere a punto tutti i dettagli dell'accordo con Chrysler, ma l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, è volato lo stesso a Detroit per conferire con i capi della casa automobilista americana.
Sospinto dalla benedizione di Barack Obama, Marchionne ha cominciato a definire i dettagli dell'operazione prima che scada l'ultimatum della Casa Bianca che condiziona l'erogazione dei sei miliardi di dollari di aiuti alla piena operatività dell'alleanza (con i relativi piani di riconversione). Ma il manager è stato anche preceduto dalle voci che vedono la Fiat tra i protagonisti di una possibile alleanza internazionale a quattro con Chrysler, Tata (che siede già nel Cda della casa torinese) e Peugeot come ha anticipato ieri il Financial Time.
Secondo alcune indiscrezioni, l'ingresso della Fiat nel capitale Chrysler (guidata dal «mastino» italo-americano Robert Nardelli) potrebbe avvenire con maggiore gradualità rispetto alle previsioni con una quota iniziale del 20% invece che del 35% stabilito nell'intesa preliminare. La quota dovrebbe crescere in una fase successiva, parallelamente al trasferimento di tecnologie ma entro il tetto del 49%. Nel frattempo la Chrysler dovrà ripagare i finanziamenti ricevuti dallo Stato.
Mentre Marchionne discuteva a Detroit e a Washington, la seduta di Borsa vedeva la Fiat volare del 10,31% a 5,27 euro. La soddisfazione dei piani alti del Lingotto è stata evidente per tutta la giornata. A partire dal presidente del Gruppo Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, che le considera «un importante riconoscimento per tutte le donne e gli uomini che in questi anni hanno lavorato duramente per far tornare la nostra azienda forte e credibile nel mondo». Per Montezemolo «aver scelto la Fiat per aiutare il rilancio dell'auto americana è motivo di grande orgoglio non soltano per l'industria italiana ma per tutto il paese».
E se l'accordo sarà perfezionato «si presenterà un'occasione straordinaria: usando una rete importante come quella della Chrysler, potremo entrare negli Stati Uniti con le nostre automobili, che siamo certi verranno apprezzate per contenuti innovativi, stile ed alta tecnologia». Anche per Berlusconi l'incoraggiamento di Obama è motivo di orgoglio mentre il segretario della Fiom-Cgil Giorgio Cremaschi sottolinea che le prospettive occupazionali e produttive della Fiat restano incerte e l'accordo non cambia questo quadro. Non va dimenticato, infatti, che il Lingotto tra aprile e maggio farà ricorso ancora alla cassa integrazione a Mirafiori e Pomigliano.
E il segretario della Fim Cisl Giuseppe Farina chiede alla Fiat «di chiarire le linee industriali con cui intende operare le proprie scelte». Per Pierluigi Bersani, responsabile economico del Pd, «che gli americani si mettano in testa di fare macchine piccole è una buona notizia. Non so se basterà per la Chrysler, alla Fiat male non fa, basta che non le chiedano soldi». L'esponente democratico ritiene comunque che in Italia «non dobbiamo aspettarci occupazione».
L'intesa piace anche all'ad di Intesa San Paolo, Corrado Passera e a Paolo Fresco ex presidente della Fiat che aveva portato la Gm a Torino. Ma l'agenzia di rating Standard&Poor ha tagliato i rating della Fiat portando quello a lungo termine a «spazzatura» mantenendolo sotto osservazione.