Scarpa d'oro, che fatica


VIGEVANO. La pioggia e il vento sono la prova del nove di ogni mezza maratona, se la supera avrà un futuro. A giudicare dalle facce dei podisti allo stadio, domenica la Scarpa d'oro un futuro se l'è garantito. La conferma arriva da Linus: «Vengo alla Scarpa d'oro per correre in campagna - ha detto il dj di Radio DeeJay - ma quando ti trovi a correre sotto l'acqua pensi 'ma chi me lo fare?" Alla fine però ti senti felice». Merito della gioia infantile che la corsa fa ritrovare e che ha resistito alla pioggia che ha accolto i 1.183 partenti della Half marathon. La gara è stata vinta dal 23enne Corrado Mortillaro, che ha corso da solo e ha chiuso in 1h08'34", con 2'18" di vantaggio sul secondo.
Di solito i podisti corricchiano prima del via per scaldare i muscoli, ma questa volta non succede perché la pioggia suggerisce a tutti di aspettare le 9.30 sotto la tribuna dello stadio, meglio se coperti. Sono in 1.183 al via: molti, ma gli iscritti erano anche di più, per l'esattezza 1.325.
L'Half marathon parte e sugli spalti restano pochi familiari, a leggere mentre i loro cari corrono nella pioggia. Il centro storico è bloccato, e lo stesso succede lungo il quarto lotto e nelle strade di campagna che portano alla Buccella, dove si snodano 16 dei 21 chilometri della gara. Mortillaro scatta e accumula metri di vantaggio chilometro dopo chilometro: sono 400 al 14esimo e diventano 500 al 18esimo. I passi nelle pozzanghere sovrastano il ticchettio musicale della pioggia e la poesia della fatica che la corsa porta con sé perde le rime quando il vento che taglia la campagna tra il 13esimo e il 14esimo chilometro soffia contro i podisti. Mortillaro però sembra soffrirne meno degli altri e rientra nettamente in vantaggio allo stadio per tagliare il traguardo dopo 300 metri di pista. «Sono abituato a correre da solo - spiega Mortillaro, 23enne di Noto (Siracusa) e agente penitenziario nel carcere di San Vittore - . Ho iniziato con il mezzofondo a 15 anni, dopo aver provato un po' tutti gli sport, e ora mi alleno sei volte a settimana». Mai come in questo caso chi più fatica, meno soffre, visto che tutti gli altri devono prolungare la loro esposizione alla pioggia e al vento. Per non parlare del freddo, perché è vero che correndo si sente meno, ma chi gareggia in canottiera quando si ferma viene assalito dai brividi. E a poco servono gli applausi dei tifosi, tutti in giaccone. Più provata è Elisabetta Comero, la prima delle donne. «Il freddo mi ha bloccato - spiega la 40enne della Ondaverde Athletics - . Puntavo a stare sotto l'ora e 22, ma la pioggia ha reso tutto più difficile». Alla fine ci ha messo tre minuti in più. Le ultime energie i podisti le utilizzano per arrivare al risotto preparato dai cuochi pavesi e alle bevande calde. Al massimo si leggono i tempi registrati dai cronometri.
E come un orologio (impermeabile) ha girato l'organizzazione. «Mi ha ricordato la seconda Scarpa d'oro, quella di Steve Ovett, nei primi anni Ottanta. C'era lo stesso tempo da lupi - dice il giornalista Gianni Merlo, che ha girato il testimone della corsa alla figlia Manuela dopo averla organizzata per 20 anni - . Se i podisti aumentano ogni anno e cresce anche la loro qualità è perché il passaparola funziona e io credo che l'anno prossimo si può puntare a quota 1.500. E con il sole i numeri della Family run possono triplicare».

Claudio Malvicini