Sacerdote bruciato nella sua auto a gas
MILANO. Giallo fitto sulla morte di un prete trovato carbonizzato nella sua auto. Erano circa le 22 di giovedi, quando alcuni testimoni hanno dato l'allarme vedendo che in una zona dell'area di servizio Brianza Nord dell'A4 Milano-Venezia, in direzione Milano, c'era una vettura in fiamme. Il corpo di don Silvano Caccia, 54 anni, parroco di Giussano, era steso sul sedile completamente reclinato.
Il prete, nato a Trezzo sull'Adda, aveva insegnato al seminario arcivescovile di Venegono e nel 2001 il cardinale Carlo Maria Martini l'aveva chiamato come responsabile del Servizio Pastorale della famiglia della diocesi di Milano. Don Caccia stava rientrando anzitempo dal Trentino (dove si era recato da qualche giorno per un ritiro spirituale nella Comunità dei Padri Venturini) probabilmente per la morte della madre di un altro sacerdote milanese, don Giuseppe Reduzzi. Stanco di guidare potrebbe essersi fermato per riposare dal viaggio. Improvvisamente sarebbe scoppiato l'incendio causato dal malfunzinamento del vecchio motore a gas della Punto. Questa l'ipotesi più accreditata. Ma a Giussano i parrocchiani hanno escluso che don Caccia possa aver compiuto tale gesto. La procura di Monza, che indaga sulla vicenda, attende la relazione dei vigili del fuoco che dovrà chiarire le effettive cause del rogo, non è infatti escluso possa essere anche di origine dolosa. Gli investigatori stanno ricostrendo le ultime ore di vita di don Caccia e sebbene non vi siano elementi che facciano ipotizzare un'aggressione o una rapina, non vi è ancora una certezza su ciò che è successo realmente. Secondo la ricostruzione dei testimoni, clienti occasionali dell'autogrill, don Caccia sarebbe giunto a bordo della sua Punto tra le 19,30 e le 20 parcheggiando nell'area di servizio in un luogo appartato e buio, vicino a un cantiere in costruzione. Solo l'autopsia potrà dare risposte certe.
Il cardinale Dionigi Tettamanzi conosceva molto bene don Caccia, e la notizia della sua morte lo ha fortemente colpito: «Sono stato suo professore in Seminario, poi è stato mio stretto collaboratore, soprattutto in questi ultimi tre anni», ha detto.