Fini ai suoi: non diremo solo signorsi


ROMA. Silvio Berlusconi smentisce di aver dato a Gianfranco Fini del «quasi traditore» che «da sempre soffre di un complesso di inferiorità nei miei confronti», ma Francesco Merlo di Repubblica conferma quanto scritto. «E' vergognoso attribuirmi, con frasi addirittura virgolettate, dichiarazioni che sono l'opposto del mio sentire nei confronti di Fini», dice il premier. Ma a ventiquattr'ore dell'ultimo congresso di Alleanza nazionale e a sette giorni dal congresso che darà vita al Pdl il clima tra i due leader della destra appare molto meno idilliaco di quanto prevederebbe la nascita del partito unico della destra.
Ad animare il dibattito non sono solo le sortite del premier ma le precisazioni dei colonnelli di An che temono di vedere sfumare l'identità del partito nell'abbraccio con i forzisti. Ieri il presidente della Camera ha incontrato i dirigenti di An per fare il punto alla vigilia del congresso. «Confluire nel Pdl non significa che bisognerà dire signorsi», ha detto Fini ai suoi. «A noi competerà il ruolo dell'elaborazione politica, dovremo indicare la strategia da portare avanti e quando si tratterà di decidere lo faremo insieme e non certamente come succubi», ha aggiunto.
In mattinata i colonnelli di An erano stati ospiti di 'Radio anch'io", tutta dedicata allo scioglimento del partito. «La sfida vera è portare i nostri principi politici e i nostri ideali nel nuovo soggetto politico», avverte Gianni Alemanno. Per il sindaco di Roma, leader della Destra sociale, anche Giorgio Almirante deve far parte del Pantheon del Pdl perchè «escluderlo significherebbe escludere la nostra storia e mettere in dubbio le nostre radici». «Fini e Berlusconi sono a pari titolo i due leader di questo grande partito», assicura Andrea Ronchi. Quanto ad An il ministro per le Politiche europee esclude che diventerà una corrente del Pdl.
«L'unica cosa che non sarà Alleanza nazionale è una corrente di qualche cosa». Punta su una più decisa competizione con la Lega Ignazio La Russa, il reggente di An. «Su questo sto predicando da un po' di tempo e credo che anche Berlusconi pensa che sia giusto e che abbia maturato qualcosa, anche per qualche sollecitazione, su come si può fare una sana e leale competizione». La Russa cita come esempio la vicenda delle ronde sulle quali esprime «perplessità». Per molti si al progetto arriva il netto no di Adriana Poli Bortone che accusa il partito di scarsa democrazia e fa sapere che probabilmente non aderirà al Pdl.
Un coro di voci bianche aprirà con l'Inno di Mameli questa mattina l'ultimo congresso di An. Toccherà al reggente La Russa parlare per primo ai 1800 delegati. L'intervento più atteso è ovviamente quello di Fini, domenica mattina. Il presidente della Camera dismetterà per un giorno l'abito istituzionale per tornare ad essere il leader del partito. Nessun testo scritto solo qualche appunto per un discorso in cui Fini ripercorrerà le tappe di un percorso cominciato 14 anni fa con la svolta di Fiuggi. L'ex delfino di Almirante cercerà di convicere chi non ha ancora assimilato la nuova svolta, toccando tutte le corde, anche emotive, del partito. Fini spronerà la destra ad andare verso il Pdl senza difendere nicchie minoritarie. «Non preoccupiamoci dell'identità della destra ma dell'Italia dei prossimi 20-30 anni», è il suo messaggio. Pinuccio Tatarella e Giorgio Almirante saranno certamente citati. E non mancheranno le lacrime. «Probabilmente mi commuoverò c'è sempre un cuore oltre il cervello», confessa lo stesso Fini.
Previsto l'intervento di Renato Schifani. La delegazione del Pd sarà guidata da Ermete Realacci e Luigi Zanda.

Maria Berlinguer