La camorra raccontata da Eduardo

VIGEVANO. Testo splendido, datato 1960, quando la camorra non era ancora quella raccontata da Roberto Saviano nel suo 'Gomorra". Anche allora accadevano omicidi e vessazioni, ma forse vigeva una specie di codice che aveva una sua morale, un bianco e nero da osservare a latere della Legge, considerata ingiusta e sempre tardiva, come ne 'Il sindaco del rione Sanità" di Eduardo De Filippo.
Commedia aspra, impietosa, di un pessimismo violento e insieme gelido, ma anche viva, poetica, di grande fascino per la simpatia umana con cui l'autore delinea l'imponente personaggio centrale, dal quale emana un fascino dolente e solenne, una malinconia grave, una specie di delusa saggezza. Stretto nel giro di poche ore, il dramma procede senza diversioni con un dialogo asciutto, in un alternarsi di ironie, comicità, pensosità, significati, invenzioni sceniche, notazioni psicologiche, riferimenti realistici circostanziati ad un tetro e loscamente colorato, tragico e pittoresco amalgama sociale. Nel riportare in scena il lavoro, Carlo Giuffrè ha creato una delle sue regie più calibrate e penetranti, che, nell'asciuttezza del movimento, nel piglio agile e non privo di qualche effetto da spettacolo popolare, nella sottigliezza delle sfumature, illumina come meglio non si potrebbe il tema centrale della commedia: lo scontro fra realtà, illusione e disincanto, il conflitto di silenzi, di animi sospesi tra la paura e il rancore, condannati come sono a tacere e assetati tuttavia dal bisogno di manifestarsi. Nello stesso tempo Giuffrè offre una splendida, controllatissima, interiormente partecipe interpretazione. C'è davvero da rimanere stupiti di fronte alla pacata naturalezza della recitazione, ai gesti minimi, alla sovrana misura con cui tratteggia il miscuglio di imperiosità caparbia, calore umano, senso della dignità, toccante malinconia, rovello interiore, capacità dialettica, lampi di ironia, ineluttabile drammaticità di Antonio Barracano. Questi, capocamorra dalla tempra di ferro, di poche parole, di molte riflessioni, di una cordialità prudente, burbero e autoritario quando occorre, ha conosciuto la giustizia da omicida, aggirandola e uscendone assolto grazie a falsi prezzolati testimoni. Poi, di ritorno dall'America, si è guadagnato nel rione Sanità il carisma di giudice che risolve i contrasti, ascoltando i contendenti e pacificandoli: a fin di bene - questo il fascino sinistro del personaggio - per bloccare la catena di vendette. Fra i casi sottopostigli, incappa nell'odio viscerale fra un padre e un figlio, divisi da interessi e incomunicabilità. Ma l'impegno eccessivo che Antonio mette nel riconciliarli gli procura una coltellata letale. Tuttavia, agonizzando, continua a credere nella possibilità di limitare la violenza diffusa. (f. cor.)
IL SINDACO DEL RIONE SANITA' di Eduardo De Filippo, con Carlo Giuffrè. Da oggi a domenica (ore 20.45) al Teatro Cagnoni di Vigevano. Biglietti da 25 a 10 euro.