Fibronit, una denuncia per strage
BRONI. «Strage per dolo eventuale» come possibile reato. E la richiesta di sequestro preventivo e conservativo per le aree inquinate e per gli eventuali beni che potrebbero essere utili alle indagini. Si muovono ancora gli avvocati difensori delle famiglie che hanno avuto un parente vittima dell'amianto Fibronit. E la procura sembra intenzionata a chiudere la prima fase dell'inchiesta.
A presentare l'atto di «integrazione di denuncia querela con domanda di emissione di misure cautelari e reali» - in buona sostanza non si esclude neppure l'arresto degli indagati, al momento tre ex dirigenti della Fibronit - è stato l'avvocato romano Ezio Bonanni, legale che da anni è tra i principali attori delle cause penali e civili in vicende di inquinamento da amianto. Lo ha fatto per conto della famiglia di Silvio Mingrino, bronese, a sua volta attivissimo presidente dell'associazione vittime dell'amianto pavese, che di morti da mesotelioma ne ha sofferte ben due.
Nell'esposto, inoltre, si fa riferimento esplicito a responsabilità più ampie rispetto a quelle dei proprietari della Fibronit: «Riteniamo opportuno e doveroso - si legge nella denuncia - segnalare che senza complicità o compiacenze il datore di lavoro non avrebbe potuto portare a termine una vera e propria strage. Intendiamo infatti evidenziare come il rischio morbigeno legato all'esposizione all'amianto fosse ben conosciuto dalla letteratura medica già all'inizio del 1900...».
Non è un caso che, con l'avvocato Bonanni, l'attività di indagini difensive sembra voler cercare nuove o diverse risposte non solo nella storia industriale dell'area inquinata di Broni, ma anche nelle carte del Comune, in quelle degli enti delegati alla tutela della salute e alle grandi scelte amministrative, dalla Provincia alla Regione. Insomma, inchiesta a trecentosessanta gradi in modo da fornire al procuratore capo Francesco De Socio e al sostituto Maria Gravina, titolare dell'inchiesta, un eventuale supporto investigativo.
Ci sono poi i profili civilistici da mettere in conto. E sui quali lavorare non soltanto per gli aspetti giudiziari. E' di ieri, ad esempio, una notizia che riguarda le pensioni per le vedove dei morti di amianto. Il tribunale di Udine ha infatti riconosciuto a due vedove di operai esposti all'amianto morti venti anni fa gli arretrati alla pensione. La richiesta era stata respinta dall'Inail per presunta decadenza dei termini. La vicenda riguarda due operai originari di Talmassons, che negli anni Cinquanta emigrarono a Milano per lavorare alla fabbriche Riva e Mariani, azienda specializzata in coibentazioni in amianto.
Non solo. Sempre nei giorni scorsi Dopo il 'Pirelli 1" e il 'Pirelli bis", è arrivato il turno del 'Pirelli ter", ossia il terzo filone d'inchiesta sui morti d'amianto negli stabilimenti di Torino e Settimo torinese, approdato in un'aula di tribunale. Sono quindici gli imputati, undici le parti lese, tre gli accordi finora raggiunti sul risarcimento alle vittime. Risarcimenti quasi sempre compresi tra 150 e 200mila euro. Un terzo stralcio, come si vede. Ora si attende che il primo filone Fibronit arrivi davanti ai giudici di Voghera. Dove le denunce sono ormai oltre cinquecento.