Si riapre il carcere per i domiciliari


ROMA.Verrà interrogato questa mattina nel carcere di Regina Coeli Davide Franceschini, il giovane di 23 anni accusato dello stupro di Capodanno avvenuto durante una festa alla fiera di Roma e tornato in carcere due giorni fa per effetto del nuovo decreto antistupri. Sarà il gip Guglielmo Muntoni, che ha deciso il ritorno in cella del giovane fornaio di Fiumicino, a svolgere l'interrogatorio di garanzia per la conferma dell'arresto. Nelle quattro pagine di custodia cautelare il giudice si dice infatti convinto che esista il rischio che il giovane possa tornare a reiterare il reato, ma anche aggiunto che la misura è «imposta dalla nuova formulazione della legge sulla violenza in carcere».
Un giro di vite voluto dal governo dopo una drammatica serie di violenze sessuali, e che ieri è stato rivendicato dal ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna: «E' finito il perdonismo dei magistrati - ha detto il ministro - chi è accusato di reati tanto odiosi e incivili come la violenza sessuale deve scontare la custodia cautelare in carcere. Ora, grazie al decreto del governo, si può». Intanto la Lega è tornata a proporre la castrazione chimica per gli stupratori. Un emendamento del Carroccio al decreto legge antistrupri in discussione alla Camera prevede infatti che chi accetta di sottoporsi volontariamente al procedimento farmacologico possa ottenere di nuovo i benefici di legge aboliti per gli stupratori. E un altro emendamento leghista chiede invece l'istituzione dei volantini «wanted» con l'identikit dello stupratore, come già avviene negli Usa.
Era stato il pm Vincenzo Barba nei giorni scorsi a chiedere che Franceschini venisse riportato in carcere. Una richiesta maturata dopo la circolare inviata dal procuratore capo di Roma Giovanni Ferrara e nella quale si ricordava come una sentenza della Cassazione del 1992 rendeva possibile la revoca dei domiciliari a tutti i casi ancora non definiti. «E' pacifico come osservato dal pm - scrive il gip nell'ordinanza - che a Franceschini come a ogni altro soggetto che sia stata irrogata per il reato di violenza sessuale una misura meno grave, debba essere applicata la misure della custodia in carcere atteso che misure gradate non sono consentite dalla norma vigente».
Decisione, quella del gip Muntoni, che ovviamente non è condivisa dal difensore di Franceschini, per il quale a riportare in carcere il giovane fornaio sarebbero state soprattutto motivazioni «politiche». Questa vicenda presenta motivi di legittimità costituzionale «grandi come una casa», ha detto ieri l'avvocato Francesco Bergamini. «Il mio assistito è finito in carcere per una strumentalizzazione politica di questa storia».
Ma Franceschini non è stato l'unico a vedersi revocare i domiciliari. Stessa sorte è toccata ieri anche a un avvocato di Bolzano accusato di aver violentato tre bambini, due nipoti e una ragazzina di 13 anni. La decisione stata presa dal gup sempre sulla base di quanto previsto dalle nuove disposizioni contenute nel decreto antistupri.

Carlo Rosso