Draghi: la politica stia fuori dalle banche
ROMA. La Banca d'Italia vede nero per l'economia e respinge le interferenze politiche sulla concessione del credito. Il governatore Mario Draghi prevede un 2009 di recessione e un rallentamento dei crediti verso le piccole e medie industrie. Ma le banche, avverte, non dovranno subire le pressioni della politica o dei prefetti. Draghi sostiene inoltre la richiesta di accelerare i pagamenti della Pubblica amministrazione che valgono il 2,5% del Pil.
Durante l'audizione alla commissione Finanze della Camera, il governatore di Bankitalia è stato chiaro: occorre evitare «interferenze politico-amministrative» nelle scelte dei singoli istituti sulla concessione dei crediti. Dunque, niente pressioni per costringerli ad «allentare i criteri di sana e prudente gestione». L'Italia ha già vissuto stagioni segnate dalle decisioni d'imperio del credito agevolato e indirizzato «ma non è una storia esattamente piena di successi».
Draghi non si è limitato ad una semplice difesa dell'autonomia ma ha sollecitato le banche ad essere lungimiranti, a non guardare solo «ai conti in ordine altrimenti l'economia va male e gli stessi clienti delle banche smettono di pagare». Piuttosto, per agevolare il credito bisognerebbe «riconsiderare» alcuni aspetti del trattamento fiscale delle banche che oggi pesano per due miliardi l'anno a scapito della concessione del credito.
Ha anche difeso la vigilanza di Bankitalia che «non è mai mancata» e ha evitato fallimenti. «Migliorare il coordinamento della vigilanza è essenziale soprattutto a livello europeo» ha detto aprendo all'ipotesi di affidare alla Bce funzioni di «vigilanza macroprudenziale». Il governatore ha annunciato un nuovo controllo sugli istituti per quantificare le perdite sui crediti provocati dalla crisi. Tuttavia non c'è ancora «chiarezza nei bilanci di quelle banche che più hanno investito nei titoli che chiamiamo tossici». Banca d'Italia, ha detto, ha fatto venire alla luce magagne come il dissesto di Italease e ha ribadito che in quella operazione di salvataggio non sono stati utilizzati i Tremonti-bond dal maggiore azionista, il Banco popolare. E a proposito dei Tremonti-bond li ritiene strumenti cui le banche devono ricorrere per rafforzare il capitale, mentre le imprese dovrebbero essere aiutate accelerando i pagamenti da parte degli enti pubblici, indebitati con loro per decine di miliardi: 'i crediti commerciali che le imprese vantano con le amministrazioni pubbliche sono molto elevati, il 2,5% del Pil, oltre il 30% della spesa annua delle amministrazioni per consumi e investimenti. Un'accelerazione dei pagamenti darebbe sostegno alle imprese senza appesantire strutturalmente i conti pubblici».
La recessione dovrebbe proseguire per tutto il 2009. «Nel primo trimestre di quest'anno il Pil si contrarrebbe per la quarta volta. E' verosimile che il 2009 si chiuda con un nuovo, significativo calo dell'attività economica, concentrata soprattutto nel settore privato». Alle domande dei commissari, ha spiegato che i grandi finanzimenti concessi per Alitalia o il riassetto del Gruppo Zaleski non sottraggono fondi alla piccola e media industria: «La liquidità è abbondante, quello che si è inceppato è il meccanismo di valutazione del rischio che, unito alla mancanza di fiducia, blocca le operazioni».