Gli industriali: «Ma ora Pavia deve puntare sul polo sanità»
PAVIA. Col progetto Sostes la Regione investirà quasi 300mila euro in provincia di Pavia. Per le imprese manifatturiere sono stati stanziati 140mila euro, altri 157mila andranno alle imprese al dettaglio per i settori tessile e abbigliamento. Il contributo coprirà fino al 75% delle spese sostenute e non potrà superare i 30mila euro. In pratica i progetti finanziabili saranno non più di una decina.
Con il programma «Driade», finanziato dalla legge regionale 1 del 2007 per la competitività delle imprese, la Lombardia vuole promuovere il sistema dei distretti. Due sono le linee d'azione: Dafne e Artemide. Dafne punta a creare sistemi produttivi con imprese, università, consorzi e associazioni di categoria. Saranno selezionati al massimo sette progetti e il contributo non potrà superare i 70mila euro, da utilizzare per consulente e promozione del progetto tra le aziende del sistema produttivo. Con Artemide invece la Regione vuole finanziare direttamente i sistemi produttivi, composti da almeno 20 imprese artigiane e/o micro imprese. Una volta individuate le reti di imprese, la Regione farà un nuovo bando e almeno dieci imprese delle rete potranno chiedere contributi per l'acquisizione di marchi, brevetti e licenze. Il cofinanziamento pubblico non potrà superare i 500mila euro e servirà a pagare il personale e le attrezzature. Più grandi saranno i sistemi produttivi dal punto di vista economico e produttivo e maggiori saranno le loro possibilità di ottenere i finanziamenti.
«Con questi progetti si tenta di rivitalizzare i distretti e di crearne di nuovi - spiega Piero Maccarini, direttore dell'Unione industriali - . Entro il 30 marzo vanno costituiti i comitati promotori, che possono avere al proprio interno anche gli enti pubblici, le università e le camere di commercio, ma le aziende piccole e medie devono sommare il 51% del capitale. L'obiettivo è mettere in rete le aziende e gli enti per creare una filiera produttiva e investire nella ricerca». Alcune filiere sono già state identificate. «A livello regionale si parla di una filiera dell'edilizia, capace cioè di mettere insieme chi produce mattoni con chi fa le macchine per i serramenti o gli impianti, ma anche produttori e fornitori evitando la concorrenza tra aziende dello stesso settore - continua Maccarini - . In provincia di Pavia si parla invece di una filiera della salute da costruire riunendo attorno a un tavolo aziende chimico-farmaceutiche e gli istituti di ricerca universitaria. Resta da capire quanti soldi arriveranno perché il collante di un progetto cosi possono essere solo i fondi per la ricerca». In Italia proprio la mancanza di fondi per l'innovazione è il problema principale. «Il 90% delle aziende italiane sono piccole e medie, che di soldi per la ricerca ne hanno pochi - spiega Maccarini - . Lo Stato deve decidere su che settori strategici puntare e investire nella ricerca, con l'aiuto di università e aziende».