E le palestre cambiano volto
PAVIA. Un mese in palestra costa, in media, tra 50 e 60 euro. Come un paio di caffè al giorno. E i gestori concordano: le presenze non sono diminuite perché i prezzi sono abbordabili, a mettere a dura prova semmai sono le spese di gestione. Acqua, luce, gas e affitto. E poi per rimanere sul mercato bisogna avere un progetto, specializzarsi, ritagliarsi una nicchia oppure offrire la più ampia gamma di servizi possibile. In molte strutture si può scegliere tra un corso di yoga e uno di danza del ventre se proprio non si vuole passare il tempo agli attrezzi. «Le palestre vecchio stile non potranno funzionare a lungo - dice Matteo Bacchiega che gestisce insieme alla famiglia la palestra Verdelinea di Pavia -. Ormai sono luoghi di aggregazione».
In palestra il fitness si declina in ogni sua forma. I gestori drizzano le antenne a ogni richiamo della moda e a ogni movimento del mercato e si adeguano: prima il pilates ora il power yoga. Ma anche danza del ventre, flamenco, arti marziali, corsi di difesa personale. In palestra poi si va anche per stare con gli altri, per fare amicizia. E, con la crisi, racconta qualche gestore, «c'è chi rinuncia al weekend in montagna e approfitta dell'apertura domenicale e si rilassa cosi».
«La crisi si sente, ma c'è stato anche un bombardamento mediatico che ha condizionato la gente - riflette Bacchiega -. Noi abbiamo fatto gli stessi numeri dello scorso anno, magari lavorando un po' di più. Ma per reggere bisogna specializzarsi. Noi puntiamo sui progetti personalizzati, con il personal trainer, sui progetti individuali».
Si punta sulla qualità.
«E' la nostra filosofia - conferma anche Luigi Vecchio, titolare della piscina Ideablu di Pavia -. Noi siamo una delle tre piscine a livello nazionale con la certificazione di qualità. Siamo molto attenti a questo aspetto e la clientela lo apprezza. I pavesi non buttano i soldi e scelgono con oculatezza». Abbassare i prezzi? «Difficile se si vuole mantenere uno stardard alto. I costi di gestione sono fissi e piuttosto elevati. Non troviamo giusto neppure fare promozioni estemporanee, non sarebbe giusto nei confronti degli altri clienti. Preferiamo allargare i servizi o concedere piccole coccole, ad esempio una maschera gratis o una pulizia del viso. O magari un massaggio rilassante».
In piscina le iscrizioni sono stabili. «Sono diminuite le richieste per l'acquagym - dice Vecchio - ma è un trend in calo a livello nazionale. Una cosa strana perché l'Italia era la nazione che ne faceva di più».
Le spese di gestione sono l'assillo dei gestori delle grandi strutture. Le spese energetiche assorbono una bella fetta degli introiti. Un'altra fetta è polverizzata dalle spese per il riscaldamento. E l'assicurazione, l'affitto, le spese per il personale, le pulizie. «La crisi non si sente se parametrata alle presenze - dice Manuela Barilati della palestra Olimpia di via Villa Eleonora a Pavia -. A metterci in difficoltà sono invece le spese vive: gas, acqua, luce. Un esempio? Per il mese di gennaio mi è arivata una bolletta del gas di oltre 2mila euro. Devo riscaldare 800 metri quadrati, le docce devono avere l'acqua calda, l'ambiente deve essere riscaldato. Non è facile far quadrare i conti, soprattutto se si ceglie, come abbiamo fatto noi, di mantenere la quota mensile bassa, a 45 euro. Se poi scegli un corso come quello di danza arrivi a pagarne anche 30 e per chi ha una figlia che vuole studiare danza è una spesa accettabile».
Fortuna, dice, che la gestione è familiare. «Se avessimo anche del personale da pagare sarebbe dura - spiega -. Se faccio due conti, scopro che rimango 12 ore al giorno qui in palestra e magari facendo l'insegnante di ginnastica o di danza avrei portato a casa il doppio». (m.g.p.)