«Quelle scarpe non entrarono in casa»
GARLASCO.Un paio di scarpe per uccidere, l'altro per sviare i sospetti. Questa è la tesi dell'accusa e anche nell'ultimo rapporto, datato 4 marzo, il colonnello Luciano Garofano, comandante dei Ris, conferma su diversi punti lo scenario ipotizzato dai pm. Le suole non erano sporche di sangue, quindi Alberto Stasi, imputato per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi, non sarebbe entrato nella villa del delitto con le scarpe Lacoste che indossava quando si è presentato alla caserma dei carabinieri, dopo aver scoperto il cadavere. Le scarpe indossate nel momento in cui avrebbe ucciso Chiara sarebbero state diverse e le avrebbe fatte sparire. Gli inquirenti, infatti, affermano che per l'assassino sarebbe stato impossibile non sporcarsi le scarpe di sangue. Le Lacoste color bronzo di Alberto, poi sequestrate dai carabinieri, invece, erano pulite.
Il rapporto dei Ris riporta l'annotazione di un brigadiere che aveva chiesto ad Alberto di mostrare le suole. «Stasi - scriveva il carabiniere - sollevava la scarpa facendomi constatare che la suola non era compatibile con l'impronta che avevo vista impressa sul pavimento. In quel frangente constatavo che sulla suola della scarpa che aveva indossato Stasi non erano visibili tracce di sangue». Una nota che la relazione dei Ris utilizza in contrapposizione a quanto dichiarato dalla mamma di Alberto, secondo cui il figlio aveva camminato con le Lacoste sul prato bagnato di casa. Questa, secondo la difesa, potrebbe essere una spiegazione del fatto che sulle suole non vi fossero tracce di sangue. Ma i difensori dicono di più e contrappongono una ricostruzione alternativa, secondo cui Alberto poteva camminare nella villa del delitto senza sporcarsi le scarpe. Nel ping-pong di perizie e controperizie, i Ris vanno però all'attacco di un'altra affermazione difensiva, quella relativa alle tracce di materiale organico trovato sull'erogatore del sapone in casa Poggi. «E' possibile affermare con verosimile certezza - dice un rapporto del 5 marzo sottoscritto dal capitano Alberto Marino - che tra i residui presenti sul dispenser del sapone è stata apprezzata la presenza di fluidi biologici riconducibili alla vittima Chiara Poggi. Per quanto concerne la loro natura, benchè non ci si possa esprimere in maniera più categorica, non può comunque escludersi che si tratti di sangue».