Fibronit, 3 indagati per le morti d'amianto
BRONI. Le prime richieste di rinvio a giudizio, in un processo «pilota», entro la fine dell'estate. Sul banco degli imputati dovrebbero finire i tre attuali indagati per le morti provocate dall'amianto della Fibronit di Broni, ma non è escluso che l'elenco dei possibili responsabili si allunghi. Gli avvocati delle famiglie delle vittime (le denunce sono a a quota cinquecento) fanno pressing sulla procura di Voghera che a sua volta appare decisa ad imprimere una svolta all'indagine. Altrimenti, ha fatto sapere uno dei legali, l'avvocato Ezio Bonanni, «si andrà alla Corte di Strasburgo».
Fino alla Corte europea per i diritti dell'uomo, dunque. Fino in fondo, perché i reati rischiano, nella maggior parte dei casi, di finire prescritti. Sui nomi degli indagati resta il segreto, ma non è un mistero che in molte delle denunce-querela presentate in procura, all'attenzione del sostituto procuratore Maria Gravina (che attualmente conduce l'inchiesta su Fibronit), compaiano tre nomi, quelli di Dino Stringa, 87enne di Pavia, già dirigente dell'azienda bronese negli anni Settanta, e di altri due responsabili: Lorenzo Mo e Maurizio Modena.
Dell'intera vicenda Fibronit si è parlato ieri in un convegno a Broni, dove erano presenti, tra gli altri, due avvocati che rappresentano numerose vittime dell'amianto. «I problemi sono diversi in questa vicenda - spiega l'avvocato Andrea Costa di Pavia, che lavora per Legambiente -. Il più importante è quello della prescrizione, visto che se non fosse riconosciuto anche il reato di disastro ambientale, l'omicidio colposo sarebbe ampiamente prescritto. Il secondo aspetto, è che quasi ogni settimana si aggiunge una denuncia di vittime dell'amianto, decessi o malattie accertate, e ogni volta la procura di Voghera è costretta a riaprire le indagini. E' necessario, ormai, stralciarne una parte e andare avanti».
«Ci sono denunce che risalgonoa dieci anni fa - sottolinea l'avvocato Ezio Bonanni, che lavora da anni per le associazioni di vittime dell'amianto -: l'altro ieri ho depositato alla procura di Voghera un'istanza ufficiale affinché fosse definito il procedimento Fibronit e questo ai sensi dell'articolo 6 della convenzione dei diritti dell'uomo che prevede che ogni persona possa avere giustizia in tempi ragionevoli. In caso contrario, siamo pronti a presentare un ricorso anche alla corte europea per i diritti dell'uomo a Strasburgo».
A sua volta che l'avvocato Marco Casali di Pavia ha incontrato il procuratore capo Francesco De Socio e il sostituto Maria Gravina ottenendo rassicurazioni sulla chiusura delle indagini.
Peraltro, fanno notare i legali, «ci sono solo problemi tecnici legati al numero delle parti offese: infatti, pare evidente il nesso di causalità tra l'altissimo numero di vittime o malati di mesotelioma nella zona di Broni e la presenza dell'ex stabilimento della Fibronit». Quella stessa Fibronit che, a Bari, rappresentò un altro caso di inquinamento di amianto e per la quale, quattro anni fa, proprio l'ex dirigente pavese Stringa venne condannato per omicidio colposo. Ora tocca alla procura di Voghera tirare le fila di questa indagine.